NON GIOCO PIÙ

“Ogni bel gioco deve durare poco” è un’infamia fin dall’infanzia:
sono i cattivi giochi che lo  dovrebbero, invece non finiscono mai:
guarigione e fine del cattivo gioco sono la medesima cosa.

Da parte mia c’è qui tolleranza linguistica per la parola “gioco”:
anche questa dovrebbe finire, e io non ci “gioco” più:
infatti ho già detto che il bambino non gioca affatto, così come il sogno non è affatto un sogno (come quello di Calderòn de la Barca).

L’infernale dei nostri vizi
– parola desueta: un po’ più moderna è la parola “patologia” –
è che non conoscono la parola “fine”:
la fine biologica stessa, detta morte, non ne decreta affatto la fine (diversamente dalle patologie mediche), perché di essi c’è trasmissione generazionale (e insieme culturale, ma non insisto), e durano all’ … infinito:
potrebbero almeno servirci a capire meglio quel bravo infernale “Infinito”, ma chi ci pensa?

C’è la “tradizione”, parola di rispettabile conio:
ma chi la sa distinguere dalla suddetta trasmissione?

Se esistesse un Salvatore conoscerebbe la parola “fine” per recupero o riscatto o redenzione del fine come meta o soddisfazione (del moto corporeo e del pensiero come una cosa sola, realtà e intelletto):
ma certo dovrebbe conoscerla anzitutto per sé stesso:
il “Dio” filosofico non mi interessa, anzi mi ha già annoiato abbastanza
– è uno degli esempi del mio “non gioco più” –
per la sua ignoranza congenita (congenita nella mente dei filosofi) della meta o soddisfazione anzitutto per sé stesso.

Guarire, pensare bene cioè pensare senza fissazione e sistematizzazione, è il passaggio a:
– “non gioco più” (realtà),
– e insieme alla lista dei propri “non gioco più” (intelletto).

Non giocare più significa lasciare realmente il tavolo da gioco cattivo, non tollerare di continuare a sedervi, e nemmeno di “dialogare” al riguardo:
ma la persona san(t)a tollera l’esistenza storica e sociale di tali tavoli, non brucia tavoli e nient’altro (libri, persone, immagini),
anzi potrebbe perfino farne incetta e conservarli inventando una nuova forma di antiquariato, una sorta di museo delle cere, o di fiera degli orrori alla Dario Argento.

Quanto a me ho già iniziato a fare la lista:
ma perché non vi procurate un foglio anche voi?:
ricordo ancora quando ho cominciato, tanto anni fa, proprio da un foglio e una penna.

Basta iniziarla per ottenere risultati sorprendenti, e la salute è disposta alla sorpresa:
non allo stupore che è effetto di stupefacenti,
bensì al pensiero a vita o, con perfezionamento dell’ortografia, pensiero-a-vita.

Milano, 16 luglio 2009

 

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