VERISMO-TRUISMO

La parola italiana “verismo” equivarrebbe letteralmente alla parola anglofona “truismo” (truism da true e truth), se non fosse che in italiano,  ahimè, è già stata impegnata, infelicemente impegnata:
a designare una corrente letteraria di fine Ottocento con le firme di Verga, Capuana, Serao, Deledda, Fucini e altri, sulla quale ometto per ora ogni commento, come pure sul nesso tra verismo italiano e naturalismo francese (Zola).

Ora abbrevio rispetto alle lentezze secolari, o decennali (cioè le nevrosi):
un truismo, un verismo, non è lapalissiano (ne ho parlato nel “Pensiero di natura”), né banale (idem e altrove):
è ovvio sì, ma solo perché ciò significa incontrato per strada, ob-viam, una verità alla portata di ognuno e tutti, un’evidenza (lasciamo a parte Cartesio) come un’inferenza di competenza prespecialistica universale, riconoscibile e asseribile da chiunque, primato del genericismo sullo specialismo che è l’apparato sapienziale di “quelli sì che se ne intendono” (di verità)
– “specialisti in verità” è davvero grossa!, anche questo è un truismo -:
anche “la carne e il sangue”, il naturalismo, allontanano dal truismo o verismo.

Concludo: la verità propria del truismo, cioè la verità e basta, è una sola:
è quella dell’imputazione di un atto (merito o demerito), e come tale è realistica, senza “soggettivismo” ma anche, e in definitiva per la medesima ragione, senza “oggettivismo”.

Mantengo variandola la definizione tomistica di verità:
adaequatio intellectus [anziché ad rem] ad actum”, perché l’atto non è meno reale (res, realtà non oggetto) della res-cosa:
anzi, la res-cosa finisce de-realizzata, nichilizzata, dalla mancanza d’atto (fatto tipico di tutte le patologie, vistosamente nell’anoressia):
è questo il “nichilismo” (Kierkegaard).

La realtà dell’atto con-pone la realtà della cosa:
sto mandando in pensione gran parte della storia della filosofia.

Ce l’ho (senza polemica) con gran parte della storia della filosofia, perché continua a sostenere che il truismo, ossia la competenza sulla verità, non esiste, salvo in alcuni pochi che avrebbero il monopolio della verità (“in tasca”), foss’anche per disputare che non esiste:
i due versanti del fronte non differiscono molto, e per questo “dialogano”.

Se c’è verità, è truismo:
o vero o falso che un atto ha prodotto beneficio o danno:
e l’atto intellettuale è il primo degli atti.

La psicoanalisi è un elementare, facile, modesto, coraggio intellettuale per il truismo, e ad esso incoraggia il paziente o cliente.

Ciò fa inferocire il Filosofo, anche quello simpatizzante con Freud su cui fa discendere la condiscendenza dell’esperto in verità.

Freud è stato il primo amico del pensiero, e dal merito (imputabilità) di tale amicizia ha tratto verità e affidabilità:
avrebbe potuto dire al pensiero “Non la mia ma la tua volontà sia fatta”, il che mi ha consentito di costruire la battuta:
“Freud siede alla sinistra del Padre come Gesù alla sua destra”.

Invito a fare una lista dei truismi semplicemente usando carta e matita, elencando quelli incontrati sulla via della propria esperienza.

Milano, 30 giugno 2009

 

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