PRIMATO RELIGIOSO DELL’ISLÂM E TOLLERANZA PSICOANALITICA

Apprezzo il mio articolo di sabato-domenica, “L’Islam, il Papa e Freud”, e rincaro.

Il Profeta Mohammed non ha fatto altro, nel Corano, che raccogliere in un solo mazzo gli sparsi fiori preislamici già in seno al cristianesimo, a partire dal “credo quia absurdum” (Tertulliano).

Ha anche risposto logicamente, raccogliendola, a una dannosa concessione fatta da Agostino:
cioè il cristianesimo “vera religio”, descrivibile come un compromesso peraltro squilibrato su “religio”, non su “vera”.

Ha risposto, con ragione, che se di religione deve trattarsi, allora quella vera, in quanto religione o forma-di-religione, è l’Islâm,
insieme alla tollerante, serafica, quasi comica contro-concessione che in subordine sono religioni anche Ebraismo e Cristianesimo (la favola dei “tre anelli”).

Con la singolare sagacia che lo contraddistingue, l’Ebraismo soprattutto contemporaneo se ne è tirato fuori, salvo all’occorrenza giocare la carta delle “due scuole”.

Il gesto dantesco di mettere “Maometto” nell’Inferno è solo una furbizia per depistare:
secondo la sua stessa logica Dante avrebbe dovuto metterlo in Paradiso (rimando a Miguel Asìn Palacios, Dante e l’Islâm).

Dopo il Profeta Mohammed, all’inizio del 2° millennio e prima di Dante abbiamo avuto il primo cristiano formalmente islamico, Anselmo d’Aosta (santo!?), per il suo postulato della “grandezza” di Dio, postulato già del Corano:
è più che una finezza osservare che Anselmo si attiene con precisione formale alla lettera del Corano, che non dice “Dio è grande” bensì “Dio è il più grande”.

Non è dunque arduo riconoscere anche le “radici islamiche” dell’Europa (e oltre):
o, più ecumenicamente, le radici favolistiche dell’Europa, intendo la favola dei tre anelli:
uguali, ma come sempre ce n’è uno più uguale degli altri.

É come cattolico papista, dogmatico e devoto, che ho domandato al Papa di fare un po’ di ordine in questa Ecclesia sancta sì ma anche meretrix.

A dire il vero, questo “meretrix” è anch’esso furbesco:
dopotutto, una Chiesa un po’ p… non fa male a nessuno, ha perfino un che di equivocamente attrattivo (durato fino a Lutero).

Naturalmente, da molti anni non attendo che il Papa mi risponda per coltivare da me il pensiero di Gesù come pensiero:
consistente (non contraddittorio), innocente, razionale, non ellenizzante.

Esentato il cristianesimo dalla tassa coatta (nevrosi ossessiva) della religione, non c’è più ragione di conflitto tra religioni, né di un pretestuoso “scontro di civiltà”:
per una volta la verità si schiera con la tolleranza:
dovrebbe essere la regola della verità.

É questa relazione verità-tolleranza a farmi psicoanalista, e senza concessioni o sacrifici:
rimando da tempo il mio articolo a venire “Il fallimento dell’Inquisizione e Freud Inquisitore riuscito”.

Consistenza-innocenza, verità-tolleranza, sono le virtù che definiscono l’analista (come un caso del pensiero):
impossibile?, meglio!, resteranno come termine di paragone praticabile:
impossibilità non è impotenza.

Milano, 09 giugno 2009

 

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