PIACERE, O IL PRINCIPIO DI MOZART

In uno dei soliti inutili poveri dibattiti filosofico-scientifici, recentemente uno degli addetti a questi lavori dopo avere detto le solite piattezze filosofiche, per un momento ha decollato osservando correttamente almeno questo:
che non sappiamo nulla del piacere,
ma si è subito angosciosamente schiantato aggiungendo
– errore fisso della filosofia, non della scienza che semplicemente non ha competenza, polpastrelli, al riguardo, e proprio questa incompetenza la demarca come scienza -,
che poco a poco le neuroscienze ce lo diranno, e io le attendo ansiosamente.

Celie a parte, ogni risultato delle (neuro)scienze è già mio ancora prima che arrivi, e da esse non attendo smentite a tutto ciò che so e sostengo, che cosa?:
so e sostengo che, redatta la sempre pericolante lista dei piaceri, il loro principio che è anche  demarcazione da ciò che piacere non è (dis-piacere), l’ho posto io, e già da bambino, come costituzione o metafisica, io non la natura:
il principio di piacere non è natura (neuroscienze) ma pensiero de natura:
è ciò che distingue l’uomo, o questo o niente (i più rispondono niente).

Lo chiamo anche il principio di Mozart, riassumo all’estremo:
il bambino tra due e tre anni è più di Mozart (musicista a quattro anni), perché in quei pochi anni ha appreso perfettamente, competentemente, autonomamente, il linguaggio (cosa non minore della musica), e si è anche costruito da sé, cosa che Mozart non ha fatto, il clavicembalo del linguaggio a partire da organi e apparati sparsi:
ha fatto tutto lui, a partire da una materia linguistica appresa, ha preso nell’apprendere (economia).

Ebbene, il bambino distingue perfettamente conversazioni o appuntamenti che gli piacciono da altri che non gli piacciono affatto, e tagliano corto (ecco il principio):
così, Mozart la musica che gli piaceva l’ha fatta lui distinguendola da quella che non gli piaceva:
ecco perché chiamo “principio di Mozart” il principio di piacere di ogni bambino, al quale poi tagliamo le dita come allo Struwwelpeter (le dita della testa).

Posto il principio, poi ci sono le corruzioni del principio ossia le patologie:
ma esso viene difeso anche nelle sue corruzioni più dolorose, miserabili, criminali.

Milano, 24 giugno 2009

 

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