“GO MACININ”

La sciocchezza dell’esempio che sto per portare si vuole istruttiva a ogni livello.

Ero un ragazzo quando ho appreso, in un gruppo canterino, il gospel “Oh when the saints go marching in”, 1927, celebrato da Louis Armstrong negli anni ’30.

Senonché quasi tutti, non solo perché pessimi anglofoni, cantavano “go macinin”:
io non ne sapevo niente, e non mi sognavo neppure di insegnare o rimproverare qualcosa a qualcuno ma, a parte un certo senso di cacofonia verbale non musicale, ho subito desiderato informarmi sulla corretta pronuncia e grafia, ma per la verità sul significato, semplicemente perché mi faceva piacere cantare sapendo che cosa cantavo, in inglese sanscrito latino o italiano.

Ho cominciato presto a sentirmi dare dell’“intellettuale”, e mi ci è voluto del tempo a districarmi dalla ragnatela (“intellettuale” era un’ingiuria o un complimento?):
in definitiva, a sapere che intellettuale era il principio di piacere che operava in me anche nel canto, come nel mangiare, senza nulla di “intellettuale” sopravvenuto da “sopra”.

Contestualmente, mi ci è voluto del tempo a trovare l’intellettuale nel sessuale:
quanti di voi lettori l’hanno trovato?

Tanti anni dopo ho sentito affermare, negli anni della mia prima formazione psicoanalitica, che non esiste “pulsione epistemofilica” aggiuntiva alle “pulsioni”:
malgrado l’eccesso di erudizione dell’espressione, mi sono subito riconosciuto in essa, e alleggerito:
l’intelletto è im-mediatamente presente come piacere al piacere, e al piacere come questione di principio, come principio di ogni questione:
la nostra rovina inizia con la separazione dell’intelletto, affidata poi all’educazione come mediatrice.

Freud si è subito accorto della separazione tra rappresentazione e affetto come patologica.

Ritroviamo la separazione a tutti i livelli della vita personale, della Cultura paludata, della Politica di cui si lamenta la latitanza:
lamentare che manca il “cuore” è lo stesso che lamentare che manca l’intelletto.

Nei discorsi più paludati, o “sapienti”, è eccezionale trovare che cosa non è “go macinin”:
ossia trovare qualcosa di intellettuale.

Nella separazione, l’amore è “macinin” che in italiano significa una macchinetta sgangherata.

Milano, 05 giugno 2009

 

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