RISOLVERE “P”, OVVERO PASSARE DI LÀ

Sabato domenica 4-5 aprile 2009
in anno 152 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
oggi senza testi dichiarati ma esistenti
OSF …

[Mi scuso per ventiquattro ore di ritardo.]

Precede l’articolo “Il 2000° anniversario di P” di sabato-domenica 21-22 marzo.

Faccio la spia, o meglio non ho segreti per nessuno, e risolvo subito P:
significa pensiero prima che amore, ossia “amore” significa forma del pensiero che non vive, nell’angoscia o nella pace, che di forme:
di cui vivono i fatti, che non esistono mai allo stato bruto neppure nelle peggiori brutalità.

In quel testo Paolo ha provato a stilarne due liste, aldiqua e aldilà, prima e poi, sincronicamente, come sulle due metà di un foglio, distinte ma non divise da una linea tratteggiata verticale.

Nel passaggio dall’una all’altra parte si tratta di trasloco, armi e bagagli:
con trasporto per la nuova locazione e per il compagno in essa,
e con implicazione sì dei sessi ma senza fissazione all’alcova necessaria, cioè nel di là i sessi non figurano in alcuna sistemazione, naturale o morale:
nulla ne causa la vita e nulla la proibisce, come scrivevo già nella prima edizione di “Il pensiero di natura”, 1994:
essi brillano per la loro assenza dal sistema, perché possono brillare ossia avere vita solo per assenza da ogni sistemazione (come brilla lo champagne, mio esempio frequente).

Paolo ci ha provato, e oggi possiamo fare di meglio, annoto soltanto:
che nel pensiero, o nell’amore, Paolo implica lingua, conoscenza, intelligenza, morale, fede, predizione e quant’altro, ossia l’amore non è una sfera (come non lo è il sesso),
che l’“amore” speculare, o “narcisistico”, sta nel di qua o prima, non nel di là o poi.

Malgrado il tentativo di Paolo, da 2000 anni conosciamo solo l’amore narcisistico o speculare (platonico incluso), salvo compromissori (nevrotici) tentativi di venirne a capo.

Così, fine della manfrina (“monferrina”) lessicale “amore”, “eros”, “agape”, “carità”:
o “amore” ha un solo significato e senso, o non ne ha nessuno, o peggio ancora è solo il nome di una cattiveria sistematica e micidiale, di cui l’ingenuo (per primo il bambino) è la vittima.

Milano, 04-05 aprile 2009

 

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