UNA PREGHIERA CHE DIVENTA AZIONE

Dell’autore di John Doe con la sua “Trapassati Inc”, Lorenzo Bartoli, da cui ogni Teologo avrebbe da imparare a costo di schiattare, leggo (nell’ultimo Lanciostory) questa frase che lo segnala davvero:
“Una preghiera che diventa azione”.

L’azione può essere pericolosissima secondo il suo principio:
è bene guardarsi da ogni Ideale di Partito d’azione:
il Principio ideale d’azione fa solo morti e feriti, specialmente nella modernità.

L’azione porta beneficio se e solo se ha come inizio, per credenti e miscredenti, la preghiera propriamente detta, ossia una frase come fonte o iniziorivolta a un principio (non ho fretta di dargli un nome proprio) che non esclude nessuno, e nulla, dalla produzione di beneficio attivo o passivo, senza di che non c’è “preghiera” ma solo il cì-cì-cì spirituale plurimillenario.

Così ben-formata, la preghiera non deve affatto aspettare che le nuvole del “Cielo” piovano grazie:
salvo che “lassù” ci sia davvero qualcuno
– ma ciò riguarda solo lui, io non lo “cerco” neppure, che Idea! –
che se ne riconosca destinatario.

La preghiera ben formata non attende, dopo avere “bussato”, che “sia aperto”, e non perché sfonda la porta ma perché si è già aperta la porta dell’azione secondo il suo principio (non Ideale).

Si tratta della preghiera in quanto rende possibile perché pensabile l’azione dell’in-nocenza.

Da anni consiglio, a credenti e miscredenti, il Padre nostro:
che significa il pensiero, concettualmente indipendente da una Rivelazione, di non esclusione dal e del beneficio.

Per questo il pensiero di Freud è paterno, senza patetiche e ridicole storie psicologiche sul “Padre”:
è il principio, anche tecnico, di non omissione e non sistematizzazione, come il principio di un pensiero non omittente e non sistematizzante (non sgraziante).

Tutti dovrebbero avere questo altare, privo di assise statali o super, ma cui le assise religiose fanno poco onore
(“assise” è una parola interessante, nel suo valore di organo giurisdizionale).

Avrei potuto dire ciò anche a Marx e Lenin senza che potessero (logicamente) farmi obiezione:
li prediligo proprio perché privi di ogni tenerezza logica o sentimentale per qualsiasi religione.

Se questa è la preghiera, consiglio a tutti il passaggio a un buon precariato, anche a quei precari già pronti a dare fuoco alle polveri.

Milano, 17 marzo 2009

 

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