PAPISTA

Sabato domenica 7-8 marzo 2009
in anno 152 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Che cosa in proposito?

Nusimu , ‘u Papa sta a Roma”:
per questo sono papista.

Ho appena udito questa frase ben formata in dialetto calabrese (me l’ha riferita Raffaella Colombo), tradotta: “Noi siamo qua, il Papa sta a Roma”, come dire “Tutto bene!”, anche con una certa soddisfazione per la distanza gravitazionale (“non troppa confidenza!”).

E’ una frase che asserisce la certezza dell’Ordine – con pace individuale -, ma quale?:
non è quello di “trono e altare (o religione)”, e d’altronde il cattolicesimo non sarebbe affatto religioso, malgrado la monferrina bimillenaria.

Veniamo alla gravitazione a tre, che non è contatto, cic-ciac, abbraccio o emozione:


Un cattolico d.o.c. (papista) dovrebbe considerarsi e venire considerato un religiosamente miscredente, se posto Gesù come uomo
– va bene, sì, anche “Dio”, ma un “Dio” completamente ridefinito, uno che ha desiderato e lucrato l’umanità come suo profitto o beneficio, non costo, ossia non platonico né buddista:
come abbiamo potuto noi cristiani platonizzarci, merita spiegazione come lo merita la schizofrenia -,
come uomo ossia come pensante, pensatore, con tanto di rappresentante (“Vicario”) del suo pensiero, il Papa appunto.

Se quel tal Gesù è “capo”, lo è come caput pensante, testa pensante, non come bossFührer quantunque benefico o peggio ideale, cioè un nevrotico ossessivo dedito al “Bene” dell’umanità ossia uno inaffidabile:
se un cattolico ha “fede”, la ha come giudizio di af-fidabilità di tale pensiero, ossia razionalmente, piuttosto lasci perdere per non perdere:
si tratta di un pensiero costituente se non già costituzionale.

Ho iniziato ad affezionarmi a questa parola “papista”, negli anni delle mie intense letture sull’epoca della Riforma protestante, in cui essa suonava ingiuria e polemica:
quelle letture, del tutto esenti in me da preoccupazioni fideistiche o apologetiche
– all’epoca ero semmai piacevolmente incuriosito dalla possibilità di “perdere la fede”, oscura espressione -,
mi hanno reso simpatizzante di questa parola, insomma sono papista.

A Lutero non piaceva il (dis)Ordine o “Babilonia” (De babilonica captivitate) dell’Ordine di Papa, rappresentante di un pensiero, e di (mis)credenza religiosa cattolica:
ma poi ci siamo tutti luterizzati, religiosizzati, fidelizzati:
Riformati, Controriformati, ateizzati, esistenzializzati.


dunque, se a Roma c’è il Papa, poi ‘ cioè ovunque c’è il pensiero umano, cioè l’universo, nella sua dignità logica, benché in permanente crisi costituzionale a motivo di una “Ragione” sempre iniquamente sovrapposta, separata, anzichè essere un semplice nome della vita del pensiero stesso nel suo ben-essere o mal-essere;
qualsiasi pensiero ha ragione, foss’anche per il peggio, perfino nella stupidità, e anche nel delitto e nella patologia:
è questa la lezione freudiana, che anche per avere torto bisogna avere … ragione.


infine ‘ ci sono anch’io che, quanto a me, sono un caso di pensiero umano cioè di uomo come tutti, che un giorno si è costituito Amico di tale pensiero anche, benché non anzitutto, nella fattispecie derivata “psicoanalista”.

C’è un’intima-logica amicizia tra papa e psicoanalista perché l’universo è di pensiero, qualsiasi cosa l’uno opìni dell’altro.

Ho già scritto che se Gesù siede alla destra del Padre, Freud siede alla sua sinistra.

É una questione topica:
J. Lacan avrebbe detto “topologica”, matematica, ma io sono tornato alla topica, giuridica:
questo è il punto in cui J. Lacan non è stato freudiano.

Il Papa è una delle migliori invenzioni storiche, e non ha importanza che sia più o meno intelligente, anzi meno si sforza e meglio è:
l’unica ragione che avrei per aspirare a Papa (e nessun’altra), è che questo fatto sproporzionato mi renderebbe più modesto di quello che sono, data la sua inadeguatezza flagrante, cosa da dare le dimissioni ancora prima di cominciare.

Voglio dare un esempio dell’intelligenza del Papa in quanto statutariamente superiore a quella degli psicoanalisti:
mentre molti di questi hanno detto che il pensiero di Freud è superato dalle neuroscienze,
neppure il più ottuso dei Papi potrebbe dire mai che il pensiero di Gesù è superato dalle neuroscienze.

Non mi do … pensiero se il cattolicesimo continua ad andare a rotoli, come peraltro la psicoanalisi:
non mi interessa la Riforma, mi situo nella Rivoluzione quando questa significa, tecnicamente, fare una nuova Costituzione:
ma non per abbattere quella precedente, bensì perché di Costituzione cioè pensiero bene costituito siamo a corto da sempre.

La domanda reazionaria “Dove andremo a finire?” non è più reazionaria se presa bene:
certe cose, coatte, finiranno, e allora finirà bene:
è questa la “fine del ‘mondo’ ”, senza essere né apocalittici né integrati.

Milano, 07-08 marzo 2009

 

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