ORTODOSSIA: UNITÀ DI PERCEZIONE SENSORIALE E ECONOMICA

Chi l’avrebbe mai detto che l’ortodossia serve a dormire bene di notte e a non soffrire i dolorosi “memento” dell’angoscia?, e senza ricorso alla sedazione?

Chi mi conosce (mi legge) sa che non sono certo mie le tipiche espressioni reazionarie:
“Non c’è più religione!”
“Dove andremo a finire?”
“Tremano il trono e l’altare!”,
e che conosco la violenza delle “ortodossie”-di-massa (sempre “mistiche”),
dunque prendo le cose da tutt’altra parte.

Ho avuto il tempo di attraversare le crisi di tutte le ortodossie, comunista, psicoanalitica, laica
– oggi tutti preti, anche nella predicazione della laicità, basta sfogliare i toni predicatori e missionari delle riviste “laiche” -,
e perfino scientifica (la Scienza oggi è in pericolo):
crisi approdate oggi a quel minimo e relativo piatto di minestra consensuale che è l’equivoco detto “bioetica”, e a “Diritti umani” privi di copertura finanziaria sostituita dalla copiosità di lacrime  autogiustificative che mi ricordano tanto il lacrimatoio di Nerone in Quo vadis:
le lacrime dei reali danneggiati invece non contano, tanto più che essi non piangono affatto, e non gridano neanche.

In particolare, dal mio osservatorio cattolico vedo la crisi dell’ortodossia cattolica al suo massimo storico, che mi ricorda l’epoca dei Càtari, nell’odierna prevalenza di almeno pietismo e esistenzialismo (ci resta “San” Kierkegaard, non veramente santificato per pudore residuo).

Potrebbe perfino suonare comica l’osservazione che i più disorientati oggi sono proprio i cristiani,
anche se devo riconoscere che gli psicoanalisti li imitano bene nell’alternanza ossessiva dell’essere credenti-miscredenti in Freud:
io ho cominciato dal non credere affatto in Freud, semplicemente ho cercato di arrivare a sapere e concludere se aveva ragione (poi ho fatto lo stesso con il pensiero di Cristo).

In tanto disorientamento, una ventina di anni fa ho trovato esplicitamente l’orientamento in una demarcazione:
mentre la maggioranza dei miei coetanei rinunciava a qualsiasi idea di ortodossia, a me è venuto, senza troppa difficoltà, di elaborare un inedito concetto di ortodossia, quello di ortodossia del soggetto:
che è quella di un pensare bene con immediate conseguenze sul sonno, sull’angoscia, sul gusto alimentare, sulla differenza dei sessi, sulla moralità in quanto ad-aequatio all’appuntamento come base di ogni trattativa anche con convenuti “alti”:
si tratta del freudiano principio di piacere evoluto, anche criticamente, in principio di realtà, di Civiltà, di intelligenza e conoscenza, o anche competenza e competenza economica:
è il pensiero orientato al profitto (senza limiti presupposti al contenuto di “profitto”), pensiero che sta-bene, Signore, senza omissione né sistematizzazione (censura), cioè il regime dell’appuntamento come legislazione universale, pratica-politica, a san(t)a sede individuale.

L’ortodossia del soggetto è l’organo logicamente necessario all’unità della percezione, sensoriale e economica:
la mancanza di questa unità è la bancarotta fraudolenta della Psicologia novecentesca, e non solo di questa:
la mancanza di questa unità, Freud l’ha chiamata “miseria psichica”.

Delirio e allucinazione derivano dal divorzio tra le due percezioni:
che sono due solo dopo il divorzio:
ho appena riassunto il nocciolo problematico della Psichiatria, e anche dell’Economia (parlerò di J. M. Keynes).

Da quel miscredente tecnico che sono, osservo che senza questo organo uno non riconoscerebbe “Dio” neanche se gli si presentasse con la carta d’identità (vale la reciproca), ma proprio come non riconoscerebbe nessuno (“narcisismo”).

Nella crisi delle ortodossie, e sotto la copertura ideologica della “fine delle ideologie”, si è sempre più imposta occultamente la violenza silenziosa delle Teorie, o Idee, o Ideali, o Oggetti nemici dell’unità della percezione:
cioè divus Plato, senza che nessuno aggiunga almeno: sed:
Amicus Plato sed magis amica veritas” è una frase attribuita a Aristotele, il cui sed è stato tuttavia piuttosto fiacco.

Platone è il Filosofo del divorzio tra le due percezioni, la cui unità, o pensiero, è la fonte unica del giudizio.

Ci sono peccati non solo di pensiero, ma contro il pensiero:
è questo il peccato mortale, e mortifero.

Questo pensiero è l’ortodossia del soggetto, che oggi continua a non avere Amici, salvo rare eccezioni.

Sarebbe stato legittimo attendersi che ne fosse Amica quella che del pensiero di Cristo era chiamata a essere erede:
ma così non è stato, anche se non la maledico, e non la abbandono per avermi abbandonato:
non ho torto, e non si tratta di “avere del tenero” come mi diceva J. Lacan una sera anni ’70.

Milano, 04 marzo 2009

 

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