IL VIZIO

Tra gli inquinamento del linguaggio:
“Non bisogna viziare i bambini”, “E’ un bambino viziato”.

Il vizio è l’azione della scelta del verbo “viziare”, non l’azione del viziare.

Il bambino veramente viziato (si comincia presto), non è perché è stato viziato.

Notevole l’esercitarsi del vizio verso i figli femmine.

Si tratta di invidia.

Il suo imperativo è:
“L’erba-penso non cresce neanche nel giardino del re”.

L’imperativo può restare identico in opposte versioni:
allora l’educatore potrà anche aggiornarsi e passare, come da ancien a nouveau régime, a viziare i bambini, con moderna sorridente e soprattutto pedagogica compiacenza.

Faccio osservare che ho scelto “educatore”, non “genitore”:
questo, padre o madre, andrebbe benissimo perfino in casi deplorevoli, ma si corrompe e corrompe nel passaggio a educatore (rinnegamento della differenza sessuale):
ossia lo sdoppiamento patologico e patogeno uomo/padre, donna/madre, che incontriamo regolarmente non nell’“Edipo” ma nella sua distruzione, l’ inizio della patogenesi.

Milano, 23 marzo 2009

 

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