IL GRANDE E L’AMEBA

Da un piccolo utile libretto appena uscito
– John Maynard Keynes, Possibilità economiche per i nostri nipoti, Adelphi 2009 –
cito (Guido Rossi):
“Dopotutto il suo mondo [quello di Keynes, tra le due Guerre e dopo la “Grande depressione”, ndr] era più piccolo del nostro, e l’unico risultato che i suoi nipoti – cioè noi – hanno ottenuto è di renderlo più grande e più instabile [sottolineature mie]”.

Non vedo il “più grande”, se non nei numeri o negli zeri di un’ameba ingrassata, ossia nel semplicismo progressivo della nostra conversione spirituale all’ameba:
la parola “globalizzazione” designa il fatto che il mondo tende al francobollo ossia a un insieme matematico, un quadratino con punti infiniti, banalità o gruppo (“villaggio”):
non ha nessuna importanza quanti miliardi siamo, né quanti e quante volte appariamo in televisione, né quanti sono i Presidenti di qualcosa.

Se esistesse il Grande Fratello, che non esiste né mai è esistito cioè è solo un nome della nostra debilità, avrebbe inventato tutto lui:
per obbligarci a pensare che non c’è da pensare che la crisi, che se vediamo gli “amici” a cena non abbiamo da parlare che della crisi.

Mai economia e psicologia sono state così tutt’uno, “depressione” con “depressione”, “panico” con “panico”:
plenitudo temporum.

La parola-chiave è il predicato astratto e delirante “grande”, ingiuria anche a “Dio” quando non è pensato altrimenti:
Dio “grande” è deprimente.

Nella cattiva notizia c’è una buona notizia:
con il francobollo anabolizzato da wrestling, il singolo, una volta individuata la grandezza del piccolo francobollo, ossia non più ingannato come i prigionieri di Platone, può misurarsi, con-misurarsi, facilmente, senza più classificarsi dalla parte del “piccolo”:
cattiveria della coppia grande-piccolo.

Ossia potremmo fare nostra l’arguzia incompresa dell’episodio di Davide e Golia:
in cui era chiaro fin dall’inizio che avrebbe vinto il “piccolo” svelto Davide contro il “grande” pesante Golia, come un elicottero Apache contro un carro armato antiquato:
un Davide pacifico avrebbe anche potuto proporgli, non la necessaria resa, ma l’eventuale pace della complessità contro un semplicismo guerrafondaio.

Non aspirate a essere grandi (capi, maestri, teorici), e non temete di essere piccoli perché non siete grandi:
peraltro oggi non ci sono più che capetti, aspiranti alla gestione del francobollo, e “piccoli” che lo sono solo come carogne invidiose e paranoiche.

Non mi ripeto sul pensiero sovrano.

Milano, 06 marzo 2009

 

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