CRISI E AMORE DEL “SISTEMA”: PAURA/ANGOSCIA

Un cliente al suo operatore o gestore finanziario:
“Di lei mi fido, è del sistema che non mi fido più”, e ritira i soldi.

questa frase descrive bene l’attuale crisi, insieme all’inquietudine equivoca di tutti gli operatori economici a ogni livello.

Questa crisi ci dà un’eccellente occasione per distinguere tra paura e angoscia, uno tra i principali e primi contributi di Freud:
una distinzione che, se praticata oggi senza confusione tra i due termini, avrebbe il potere di dare un contributo alla soluzione:
questo contributo, se fosse, e moltiplicato per milioni e milioni di uomini, sarebbe molto rilevante.

Si può obiettarmi che il mio “se” è un’illusione:
ma non è un’illusione il fatto che la mancanza della sua sostanza è il contributo collettivo alla crisi, potere dell’impotenza.

1. la paura è quella di perdere i soldi, il posto di lavoro, e i loro diversi connessi, indipendentemente dal pensiero del “sistema” circa la sua affidabilità e perfino circa la sua esistenza:
la paura è utile, nella precisa misura in cui è distinta dall’angoscia:
questa, non riconosciuta nella sua distinzione dalla paura, va in … crisi, realmente.

2. l’angoscia è quella di perdere l’amore del sistema, dato per esistente, quello che provvederebbe a me:
limitarsi al giudizio di inaffidabilità senza la questione dell’esistenza, è già angoscia.

Pensarci troppo e parlarne troppo, e soprattutto al primo posto, è uno dei sintomi dell’angoscia, non una conseguenza della paura, anche contabilmente:
sono pensieri e discorsi deviati in una direzione economicamente improduttiva e dannosa, contro la funzione utile della paura, che aguzza l’ingegno mentre l’angoscia lo ottunde.

L’angoscia è amor di sistema, paura di perdere l’amore del sistema (poi, e solo poi, lo si chiama Madre o Dio).

Non siamo nella crisi del sistema, ma nella crisi angosciosa della fede nell’esistenza del sistema:
cosa pericolosa, perché si farà di tutto per dare prove dure, molto dure, di tale esistenza (è già accaduto).

La sostituzione del Sistema all’Ordine è la Storia dell’umanità, ma noi possiamo scoprirla e cessare di praticarla nelle nostre vita personali:
ecco perché la tecnica psicoanalitica è regola di non omissione e non sistematizzazione, e perché il pensiero san(t)o è pensiero esente dall’una e dall’altra, un pensiero di Ordine senza Sistema:
ma per questa distinzione praticata occorre quell’ortodossia del soggetto che è anche soldi in tasca (o nelle tasche altrui), che chiamo “pensiero di natura”.

L’angosciato continua a credere nel sistema di cui non si fida (ossessione o credenza miscredente), che imprigiona e censura il suo pensiero senza esistere, con beffa unita al danno.

Il pensiero è ciò per cui “Non di solo pane vive l’uomo”, che è la verità incarnata negativamente nell’anoressia, che non mangia il pane che ha, Biafra civilizzato.

Siamo da capo, alla crisi di “Trono e altare”:
ma io sono amico del trono (purché se ne occupi qualcun altro, la mia sovranità sta da un’altra parte):
quanto al trono galleggiamo sempre sul medesimo errore, quello di non vedere che i troni continuano a essere tronetti, anche quando dispongono di grandi mezzi in specie offensivi (esercito eccetera), e specialmente oggi:
quando va bene hanno tre gambe.

Un’altra volta l’altare, che io ho senza crisi.

Milano, 12 marzo 2009

 

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