TITOLARITÀ

Conosco il pudore anche come sentimento politico, in questo momento di impudicizia collettiva in cui non si salva nessuno:
momento esitato (“esiziale” viene da esito) in conflitto istituzionale.

Non torno dunque su Eluana, di cui ho appena parlato:
l’ho fatto solo per affermare il principio di titolarità individuale e inalienabile della vita.

Né medico, né prete, né genitore, né società, vi hanno voce in capitolo:
salvo che sia richiesta dal titolare (caso dello psicoanalista).

“Difendere la vita”non è uno dei tanti inganni ideali se è difesa della titolarità.

Piuttosto, estendiamo il principio in ogni direzione possibile, e anche impossibile.

Ho iniziato a farlo riportando la cosiddetta “pulsione” a una tale titolarità, in quanto designa il concetto di un pensiero legislativo individuale, nel bene o nel male, del movimento del proprio corpo:
come pensiero già giuridico anteriormente al Diritto positivo, ai Diritti umani, al preteso “Diritto naturale”.

La prima e immediata estensione del principio lo è alla vita come vita psichica, cioè alla psicologia:
che trova nell’individuo l’unico titolare e cultore autorizzato.

Ciò che chiamiamo “psicoanalisi” non è altro che un’applicazione del principio:
a beneficio, se lo vogliono, di individui che ne sono stati espropriati, e secondariamente anche con la propria complicità:
questa doppia espropriazione è la patologia, fino all’accanimento patologico (fissazione, impuntamento).

La semplice imposizione di una “Psicologia” ufficiale è stata l’atto espropriativo generale e brutale compiuto dal Novecento, anche con consenso generale e non meno brutale perché consensuale.

Non ricorro volentieri a paragoni ad effetto, ma in questo caso non vi devo rinunciare:
rammento che il Nazismo si è retto sul consenso generale, che in democrazia è maggioritario.

Il detto “omnes peccavimus” si applica anzitutto al peccato collettivo moderno detto “Psicologia”:
tanto più grave in quanto perpetrato sotto l’ignobile copertura della parola “scientifica”, consensuale per eccellenza.

La scienza psicologica si distingue come una prudentia (come in “iuris-prudentia”) in capo al singolo.

Non rifiuto i cosiddetti “Diritti umani”:
ma non posso prenderli sul serio finché il primo di essi non sarà la Libertà di psicologia come la prima libertà (vedi “Libertà di psicologia”, Sic Edizioni, Milano 1999).

Come potrei fidarmi di chi difende “la vita” ma non la vita psichica?:
o la libertà ma non la libertà della vita psichica, e la salus della vita psichica  come libertà?

Al punto della storia mondiale cui siamo arrivati, la Libertà di psicologia dovrebbe diventare il 1° Articolo di ogni Costituzione, o il suo Preambolo.

La Libertà di psicologia oggi non è riconosciuta, neppure fiutata, in nessuno degli schieramenti mondiali.

Milano, 10 febbraio 2009

 

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