PROCUL RECEDANT, O IL PENSIERO EXTRACOMUNITARIO

Mi è appena sovvenuta minuti fa, in latino come l’ho appresa all’età liceale:

Procul recedant somnia
Et noctium phantasmata
Hostemque nostrum comprime
Ne polluantur corpora
.”

É la seconda quartina di un Inno liturgico latino del IV secolo (Te lucis ante terminum) che si recita a Compieta.

Qualche traduzione di dettaglio:
procul (lontano) recedant significa  “via da qui!”, o l’antico “vade retro!”;
i somnia sono i sogni (una forma del pensiero);
phantasmata designa i pensieri a un tempo inquietanti e seducenti, o tentanti;
lo hostis universale (nostrum) è il demonio, dalla parte del quale sono qui situati i sogni;
polluere significa inquinare, e si riferisce tanto all’inquinamento atmosferico detto anche polluzione (che all’epoca non c’era), quanto alla polluzione notturna (maschile, che all’epoca c’era), (seconda parentesi: non c’è polluzione femminile, salvo che la donna si senta inquinata dall’uomo):
in conclusione: vade retro pensiero!

Porto alla luce una tutt’altra tentazione, primaria rispetto a quella denunciata sopra, di era cristiana, quella che diffama l’onesto e legittimo pensiero individuale, l’unica realtà (proprio così, realtà) che ci faccia “persone”, “a immagine e somiglianza di …”:
è la tentazione propriamente paranoica di classificare nell’ostilità il pensiero, quando non sia già stato precedentemente censurato-controllato-sdoganato-educato, ossia quando il corpo non ne sia stato espropriato.

É degno di nota il fatto che le due traduzioni italiane che ne conosco rinnegano il testo latino, facendone sparire in una sorta di impudico pudore le tracce rilevanti, lo censurano occultandone la censura:
è questa seconda la vera efficace censura, non quella dei cattivi ma dei finalmente “buoni”:
il traduttore ha pensato che certe cose non si devono nemmeno più dire pur avendole dette, ossia ha compiuto un atto di sconfessione, o perversione:
perlomeno, in quell’Inno c’era flagranza di reato.

Correttamente però l’accento è portato sul corpo:
infatti è questo la Borsa dell’umanità, e sarebbe un bel giorno quello in cui l’Economia guardasse al suo andamento.

La polluzione del corpo deriva dalla censura del pensiero.

La zizzania della censura ha trovato nel cristianesimo il suo terreno più fertile:
troviamo verificata la predizione di Gesù che la zizzania attecchisce sul buon grano, fatto di pensiero.

Il pensiero continua a venire trattato (ovunque: omnes peccavimus) come un extracomunitario, senza la tanto predicata “accoglienza”:
trattato non solo come un Rom sempre sospetto di stuprare le vergini,
ma, quel che è peggio e il peggio dei peggio, come l’extracomunitario primariamente senza permesso di soggiorno, salvo poi conferirglielo dopo severo controllo.

(Segue).

Milano, 19 febbraio 2009

 

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