Quanto vado dicendo da anni
– che “fantasma” è solo un nome di una Teoria presupposta che comanda duramente pensiero, parola, azione, e omissione, come un virus informatico, rendendo conforme a sè quella brava “Realtà” del nostro deplorevole e millantato realismo –
è già stato detto a chiare lettere, in questo caso da Dante, ma non c’è come esser chiari per non esser capiti:
[…]: “I’ mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
ch’e’ ditta dentro vo significando”
(Purgatorio 24, 52-54).
“Ditta” come Diktat:
ecco la coazione, poi e anche nevrotico-ossessiva, imposta dalla Teoria, qui la Teoria che detta la linea dell’amore (vedi ieri 3 febbraio, “Storia della linea”).
É noto che il precedente cui si rifà Dante per il Diktat amoroso, è quel Riccardo di San Vittore di cui ho scritto (“Il primo errore: il violento amore”, sabato-domenica 22-23 novembre 2008).
E nel verso precedente (51):
“Donne ch’avete intelletto [Teoria] d’amore”:
la Teoria viene canagliescamente attribuita alle donne (che poi, contro-canagliescamente, la cavalcheranno senza pietà):
questa canaglieria è contestata da Leopardi (“Non cape […] ugual concetto”, ne ho già scritto).
Attribuita alle donne “in cielo” (Magritte, vedi ieri), e al Cielo in quanto tale, non c’è scampo né salvezza per nessuno:
così che è legittimata la battuta di J. Lacan “Il desiderio dell’uomo [il paradiso, ndr] è l’inferno”.
Ho più volte correlato la Teoria dell’amore con la Teoria dell’istinto (pure dantesca ma anch’essa con precedenti), nel loro conformare a sé la Realtà come manicomio aperto.
A un pensiero così mal ridotto, servono Amici del pensiero, più e diversamente che sindacati agli operai.
Milano, 4 febbraio 2009