LUTTO SENZA CONSOLAZIONE

Ieri nella serata Carlo Doveri, ricoverato all’Ospedale italiano di Lugano, informato della mia dedica a lui di sabato-domenica, ha maneggiato, da esperto quale è, il suo sofisticato Apple per leggerla via Internet.

Comunque sia andata, l’operazione non gli è riuscita, e la cosa non gli è piaciuta.

Il mio comune senso del pudore mi impedisce di riferire le sue conseguenti espressioni linguisticamente impudiche, diciamo da uomo puntuto quale è.

E lo dico io che biasimo l’umanità per il basso livello della sua impudicizia, comune a orsolinismo e libertinismo (quello di ultima generazione per intenderci).

Pensando a Carlo Doveri, il mio pensiero si è elevato a “Dio”, con l’auspicio che difenda i suoi nemici
– come agire con i nemici? -,
nel caso che resti con noi, nel suo giudicare soddisfatto.

Uno giusto vive da vivo:
non getta sulle spalle di nessuno l’Idea della propria morte (o “croce”).

Questo è pensiero di imputabilità, e di eredità “a babbo vivo”.

Non amo il lutto, ma non voglio consolazione, filosofica o religiosa (Boezio):
pensiero condiviso con Carlo Doveri.

Milano, 19 gennaio 2009

 

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