L’ALBO DEI GENITORI

Non molti hanno capito che cosa è l’“Ordine giuridico del linguaggio”:
ne do un esempio riguardante il debile ragionare corrente riguardo all’osservazione e deduzione facile:
sono le cose facili ed evidenti quelle cui si oppone resistenza, il che ci rende dei pessimi resistenti all’ostilità.

Tutti sanno che si invoca la “debolezza psicologica” anzitutto dei bambini, per rendere obbligata la formazione-autorizzazione degli psicoterapeuti per il loro intervento psicologico:
vecchia storia, novecentesca, il che non fa del Novecento un gran che.

Chiunque sa e osserva quanto segue:
che i genitori, poi i maestri (scuole elementari e materne, arretrando fino agli agli-nido), effettuano interventi psicologici sui “deboli” (accetto provvisoriamente questo discutibile predicato) in misura imparagonabilmente superiore, in precocità continuità frequenza efficacia, a quella degli psicoterapeuti buoni o cattivi, i quali intervengono tardi e poco sugli effetti dell’interventismo anteriore, tentando qualcosa.

Deduzione facile dopo l’osservazione:
se proprio dovessimo formare-autorizzare i poveri psicoterapeuti a partire dalla premessa della “debolezza”, allora e anzitutto dovremmo fare l’Albo dei genitori formati-autorizzati a trattare bambini, e così per i maestri, perché ambedue le categorie intervengono psicologicamente molto ma molto di più della categoria degli psicoterapeuti.

Ossia, se non fossimo dementi  o disonesti in osservazione e deduzione quanto a intervento sulla “debolezza”, dovremmo esigere l’Albo dei genitori formati-autorizzati (con discriminazione degli altri genitori), e così dei maestri:
e via di seguito, anzitutto l’Albo degli amanti formati-autorizzati ad amare, viste le catastrofi amorose.

Ma la sola idea di un Albo dei genitori autorizzati solleverebbe questioni immensamente torve, anzitutto politiche, nonché la reazione di genitori e di altri.

Ho solo voluto riferire un esempio di tremenda alogicità di massa, cui anche gli psicoanalisti hanno ceduto da un secolo:
sottolineo “un” esempio tra cento, mille,  tutti gli esempi o temi della vita di ognuno e tutti.

Questo articolo lo è, come molti altri, di un Ordine giuridico del linguaggio cui mi dedico da anni, il primo essendo stato Freud.

Il nostro è un mondo di profeti di sventura che “prevedono”, salvo consolazioni, che le cose andranno solo peggio:
io non faccio il profeta di sventura, ma non perché profetizzo la buona sorte, semplicemente non faccio il profeta (devoto come sono dei profeti biblici e di nessun altro profeta).

Vagamente a proposito, annoto l’ormai qua-qua della parola “riforma”, ovviamente bipartisan (della quale F. Turati era solo un missionario ingenuo):
guarire non è riforma.

Invece, trovo desiderabile (= pensabile), e per questo sperabile, una Società di amici che abbia a cuore la costruzione e presentificazione, al mondo (ir-)reformabile, di un Ordine giuridico che, per esempio tra mille esempi, contenga facili osservazioni e deduzioni giuridiche come sopra.

É ciò che faccio, come redattore o operaio, da molti anni, e da due anni e mezzo con questo Blog o Giornale:
che ha la vocazione di trasformare in giuridicamente rilevante, ossia in oro, tutto ciò che tocca.

Milano, 12 gennaio 2009

 

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