COMPORTAMENTISMO

Sabato domenica 13-14 dicembre 2008
in anno 152 post Freud natum

 

Lettura di:

Sigmund Freud
Psicoanalisi
OSF 10

Dell’articolo succitato deve essere oggi trattenuto il solo titolo, “Psicoanalisi” anziché “Comportamentismo” (Behaviourism).

Quest’ultima parola designa l’occasione anzi opportunità perduta dagli psicoanalisti un secolo fa
– e anche da Freud ma non si può rimproverarglielo perché non poteva fare tutto lui, che si è limitato a scegliere una parola, “analisi”, che ai suoi tempi significava semplicemente “scienza” -,
che si sono fatti rubare il tempo di farla propria, in seguito alle loro incertezze per (il)logica nevrotica, da un Americano duro e puro di nome John Broadus Watson (1878-1958):
che con l’articolo “Psychology as the behaviourist views it” del 1913 ha fissato la data di nascita del “Comportamentismo” trafugato agli psicoanalisti per colpa loro.

Gli psicoanalisti si sono così lasciati cacciare nell’introspezione e nel “soggettivismo”,
o nello spiritualismo di visionari dell’interiorità
– tutto per amatori del genere “Interni” -,
come dire in Riserve per Indiani d’America.

Non ne sono ancora usciti.

Io ci provo da anni ridescrivendo la “Psicoanalisi” come scienza di leggi di moto di certi corpi detti “umani”,
e riducendo la parola “pulsione” a un nome, fungibile, per una di tali leggi come legge del comportamento di corpi.

É una legge suscettibile di varianti, tra le quali varianti patologiche;
e una legge suscettibile di venire posta dall’individuo umano stesso.

Che è “umano” proprio e solo perché la pone come legislatore, foss’anche del peggio:
ma in ogni caso imputabile di ciò che pone, ossia avente dignità.

Milano, 13-14 dicembre 2008

 

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