SCARLET

Qualcuno ha recentemente sognato di portare scritta sul petto una “A” rossa:
in pochi secondi gli è venuta alla mente “La lettera scarlatta” (The scarlet letter) di N. Hawthorne del 1850, ossia l’imputazione di Adulterio.

Non saprei dire se qualche storico o critico della letteratura ha osservato che M. Mitchell, autrice di “Via col vento” del 1936, avrebbe potuto avere presente questo celebre antecedente letterario nella sua Scarlet o Rossella.

É un fatto che Scarlet
– centrata sulla rimozione ossia su “ci penserò domani”, isterica –
trascorre la sua vita da adultera in bianco:
il solo uomo cui il suo cuore è sedicentemente dedito è quello con cui nel caso commetterebbe adulterio, ma essendo certa che non lo commetterà mai (gli adulteri in bianco con preti si sprecano).

L’isterica soggiace alla Teoria insostenibile che l’Edipo è adulterio (quanto all’isterico, basta fare le debite variazioni sul tema):
ma la figlia, non è come rivale della madre né come adultera che compare nel complesso edipico, bensì come fidanzata cioè al posto che è stato della madre:
la madre che fa ostacolo all’Edipo della figlia, lo fa mettendo sotto cattiva luce il proprio rapporto con il padre cioè il posto,
e adducendosi come madre sofferente per un tradimento inesistente.

É sempre il posto (di partner) che è messo sotto tiro:
non il sesso, che dalle morali è imputato solo perché la sua diffamazione serve a mentire sulla verità che l’attacco è al posto:
liberato questo dalla sua obliterazione, la vita dei sessi torna all’onesto gradevole e non fanatico regime della contingenza.

Milano, 4 novembre 2008

 

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