MALOCCHIO

In questo Giornale ho redatto molti casi di malocchio riscontrati nel trattamento analitico, e a buona ragione perché tutti gli siamo sottomessi come prigionieri.

Sono un convinto assertore del malocchio:
non per credenza magica ma per scienza positiva di atti imputabili, quelli che scagliano o gettano l’occhio malo, e che ci hanno inchiodato a muri teorici, cui siamo appesi come quadri patologici:
in cui bisogna distinguere 1° muro, 2° quadro, 3° chiodo.

Il primo sistematico, e politico, teorizzatore del mal-occhio traumatico è stato Platone, con il suo primato visivo-visionario dell’Occhio che fa stravedere i malvedenti sul fondo della caverna.

I prigionieri del mito della caverna sono così correttamente descritti da Platone, che quasi farebbe pensare a Freud:
infatti sono descritti a. come prigionieri, b. come idioti, c. come delinquenti:
ma non solo non è simile a Freud, bensì al contrario gli è avverso, perché omette gravemente di descriverli c. come patologici:
eppure egli non manca di descrivere anche il fattore del malocchio che è l’Occhio o Oggetto “Idea del Bene”, poi “Sommo Bene”, causa di tutti i maligni effetti descritti.

Platone è imputabile dell’abile furbesco colpo di prestigio di sostituire senza parere tale Idea al sole
– vecchia storia già di Akhenaton -,
ma dopo Platone molti sono stati più imputabili di lui.

Anche l’innamoramento è, notoriamente, malocchio, scagliato dalla freccia del Dio maligno Eros.

(Della perfidia della caverna platonica ho parlato estesamente nella Prolusione al Corso annuale dello Studium Cartello, sabato 18 ottobre u.s.)

Milano, 20 novembre 2008

 

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