RISPETTO: SANTO, PSICOANALISTA, GIORNALISTA, SCIENZIATO

“Bada a come parli!”
designa la prima delle virtù, il rispetto:
uno che prendesse questa frase alla lettera (carta e matita), e la avesse come memento quotidiano, ossia la verità, meriterebbe il riconoscimento di “santo”, e senza trombe celesti a rompergli i timpani.

Questo stesso meriterebbe anche il riconoscimento di “psicoanalista” (quella frase lo definisce):
lascio fare ad altri quanto al nesso tra i due attributi.

La serie può continuare:
uno così sarebbe veramente un giornalista, che nel parlare ha a cuore la vita giornaliera, propria e altrui, collettivamente (preferirei dire “universalmente”).

E anche uno scienziato:
la scienza del come si parla è la prima delle scienze, benché non classificata nel sistema delle scienze (nella unified science), e senza Nobel:
è la scienza di Freud, iuris-prudentia secondo il nesso sapere-imputazione.

Ho detto “santo” e lo ripeto a ragion veduta:
infatti il parlare, la frase che è sempre un atto, è il primo atto imputabile, nel bene o nel male.

Atto, cioè come si parla di qualsiasi cosa, anzitutto di amore in cui non si fa che mentire:
“bada a come parli!” verifica l’amore.

E dei sessi, in cui si parla altrettanto male:
la moralità sessuale è tutta qui, nel badare a come si parla intorno alla differenza sessuale (alludo a secoli di immoralità moralizzata).

Ho appena parlato del rispetto, il peccato nel quale fa ammalare i figli, noi compresi come figli:
il rispetto non è materia di studio, non esiste scuola di rispetto, almeno finché “scuola” significherà “studio”:
esso è materia di una giurisprudenza che inizia dal primo giorno di vita.

Per la stessa ragione non esiste scuola di psicoanalisi:
il suo apprendimento (quel bravo “training” inglese) è prendimento, alimentazione, nutrimento:
lo psicoanalista è uno che nutre psicoanalisi, e come caso particolare dell’amicizia del pensiero, verso il quale pensiero non si rintraccia “normalmente” rispetto alcuno fin dal primo giorno di vita.

L’ineffabilità di “Dio” lo esonera dal rispetto attivo e passivo:
ciò ne fa un tipo poco raccomandabile.

Ma non era stato detto che “Dio” si è fatto uomo?, ossia fabile, affabile, parlante e udente nonché pensante, ossia imputabile:
il che comporterebbe che sia così anche in questo momento, altrimenti ci siamo rimangiati tutto (da venti secoli quasi):
posso invece capire il suo silenzio, quello di uno che bada a come parla al punto di sapere quando non parlare affatto, proprio come lo psicoanalista.

Milano, 30 ottobre 2008

 

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