PERDERE LA TESTA PER AMORE DEL DESTINO

Una persona che ricevo, e che definisco specialista del fallimento, per una volta ha messo la testa su qualcosa (e questo andava bene), sulla distinzione tra particolare e universale:
ha detto: 1° se percuoto qualcuno, questo è il particolare, 2° la testa rotta è l’universale,
e così dicendo la testa l’ha subito ripersa, perché la testa rotta è particolare tanto quanto la percossa:
gli ho replicato a caldo che no, che l’universale è che sarebbe finito in prigione.

Questo è l’universale giuridico (umano), la relazione di imputabilità, connesso con l’universale fisico (non umano), la relazione causa-effetto
(a margine, ricordo che l’universale giuridico non obbedisce alla relazione causale: bisogna venire scoperti, denunciati, processati …).

Come è stato possibile un errore tanto assurdo?, e indipendente dal livello culturale, nonché stupido ma non primariamente:
qui la stupidità non precede ma è un prodotto dell’errore (vedremo quale), e già immanente all’errore:
ma ai filosofi e ai logici non piace contemplare la stupidità, e la affidano alla psicologia; né la menzogna, e la affidano alla morale (ecco un duplice macroesempio della sistematizzazione come censura).

Risposta:
so che è una persona che (similitudine): 1° percuote se stessa e 2° ne esce con la testa rotta:
come?

Vale il paragone con un sedicente aspirante a commerciante, il quale però:

1° (similitudine con la percossa) neppure mette testa (omissione) ad avere un negozio, e ad ogni comportamento da commerciante, i segni della presentabilità anche estetica e dell’affidabilità (similitudine con la percossa),

2°  (similitudine con la testa rotta) è senza clienti, senza fornitori, senza rete commerciale.

Le cose stanno così:
precede una Teoria (T) da scoprire come imputabile dell’omissione che impone:

imputazione
T ————————-› omissione

Nella patologia questo soggetto obbedisce a una Teoria, errore ossidante del pensiero,  del tipo “lassù Qualcuno mi ama”, o anche Destino presupposto di bene (in questo caso il bene del diventare commerciante, indipendentemente dal metterci la testa e gli atti relativi):
dato che il Qualcuno potrebbe avere diverse e imperscrutabili idee di Bene, il Destino potrebbe anche chiamarsi “la sf..a”:
chi l’avrebbe detto che “la sf…” designa una Teoria teologica?, perché solo Lui “sa il mio Bene”:
come dire “Mi ama comunque” o anche “Mi ama per quello che sono”, ossia il “narcisismo” che è la mortificazione dell’amore.

Posso ammettere l’amore come finanziamento anticipato di un’azienda fallimentare nella prospettiva del suo successo:
peraltro è il caso della psicoanalisi stessa, con l’analista come finanziatore.

Ci sarebbe normalità (pensiero) se cadesse la Teoria presupposta o ideazione delirante, o anche, se ne fosse riconosciuta l’imputabilità sia pure in un processo contro ignoti:
il che lascerebbe il pensiero libero di pensare l’imputabilità propria, sia nel merito che nel demerito:

atto ———————— › riuscita
omissione d’atto ———————— › fallimento

come pure che c’era complicità, ossia ancora imputabilità propria, nella soggezione alla Teoria:
nella soggezione alla Teoria il mio paziente non correla omissione e fallimento, e continua a coltivare ambedue nella non correlazione.

Mi sembra di essere tornato alle antiche dispute sulla libertà e la grazia in epoca tridentina:
la libertà è tutti gli atti di propiziazione della grazia, per esempio del cliente, o dell’amante
– la prostituzione non c’entra, l’amore è un regime di propiziazione permanente -,
e anche, perché no?, di “Dio”, amante o/e cliente (chi l’avrebbe mai detto?)

Per finire, un’osservazione da quasi niente:
per anni mi sono interrogato sul senso del “Grazie!” del commerciante al cliente, o anche dell’espressione “La nostra affezionata clientela”: ipocrisia?:
questa è tanto scontata da nascondere gli alberi, eppure è corretta, ossia è uno degli alberi della foresta.

Milano, 23 ottobre 2008

 

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