“PADRE”: L’AMICO DEL PENSIERO

Abbiamo gettato la spugna su significato e senso di “Padre”:
al più e peggio, ma senza contarci, si fa la spola tra Psicologia e Teologia.

Invece è facile, e lo mostro riproponendo un episodio che ho già raccontato:
treno da Venezia a Milano, mattino presto, pendolari stipati, bassa temperatura, pioggia e grigio e umido;
nel compartimento rompono il silenzio frasi melanconiche, contenute o bellicose, soft o gridate, sagge o volgari.

A un certo momento, è solo la frase di un uomo di qualsiasi età a interrompere il mattino di piombo:
“Non per questo sarà una brutta giornata!”

Scesi dal treno, i melanconici impenitenti ossia quelli che non avranno approfittato dell’occasione per guarire, odieranno quel padre episodico con commenti del tipo “ottimista!” o “illuso!”

Quella frase non era ottimismo, incoraggiamento, consolazione, illusione:
oltre a essere scientificamente corretta circa la predizione infondata, essa riconsegnava a ciascuno come eredità la giornata ormai espropriata dal pensiero melanconico:
la giornata come tempo, non più posseduta in seguito all’espropriazione, veniva collocata dalla frase in posizione di eredità, nuovo possesso conferito ad opera di uno.

Ecco ciò che fa un padre
– in questo senso anche una donna può essere al posto di padre, l’unica alternativa che essa abbia all’ostilità per il padre -,
non “la carne e il sangue” (ecco il “sostituto paterno” freudiano)

La legittimità nel possesso, requisito dell’eredità, è accertata dalla personale acquisizione del possesso medesimo grazie all’atto di rinuncia alla melanconia pendolare
– ossia di gruppo, bene rappresentato dal compartimento –
che aveva privato del possesso, cioè grazie alla guarigione.

Quell’uomo avrebbe dovuto venire ringraziato formalmente:
è ciò che dice Freud individuando la fonte della dis-grazia nel rifiuto a “sottomettersi a un sostituto paterno”, ad “avere obblighi di riconoscenza verso di lui”, così che “non vuole ricevere la guarigione” (“Analisi terminabile e interminabile”, § 8 citato ieri).

Il padre non fa doni, e non perché, nel caso, ne sia avaro.

Il padre vive di diritto (eredità progressiva), cui richiama gli esiliati del pensiero.

Ristabilendo nel possesso, perduto per cattivo pensiero, il padre è Amico del pensiero.

Se un mio paziente, presente in quel compartimento o in situazione analoga, riferisse poi un sogno in cui quell’uomo compare come Dio-Padre, commenterei che ha fatto un sogno logico:
non teologico, ecco dove i Teologi sbagliano tutto, poi in forma secolarizzata gli Psicologi.

Milano, 27 ottobre 2008

 

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