IGNAVIA

Premetto, senza promettere comprensione immediata, che tutte le pecche della storia della psicoanalisi derivano dall’avere il gruppo o massa come legame sociale, anziché coltivare il legame sociale (universale, anzitutto linguisticamente) che implicitamente le pertiene:
lo lamentava già Freud, poi più elaboratamente J. Lacan.

Ne soffre da cento anni l’esposizione di “casi”, malamente detti “clinici”, come esposizione “inter nos”.

Prima di proseguire, riferisco un brano della circolare che ho appena inviato a quei Practicioners dello Studium Cartello che si riuniscono come “Il Lavoro Psicoanalitico”:
“ E’ ora che il Seminario ‘Il Lavoro Psicoanalitico’ provi un nuovo passo, il medesimo implicito allo Studium Cartello già alla sua inaugurazione.

Intendo il passo di provare – lo dico senza disistima per nessuno in cento anni di psicoanalisi – a passare a una nuova narrativa di ‘casi’ dopo appunto cento anni ‘sanza ’nfamia e sanza lodo’.

L’espressione, lo saprete, è presa da Inferno III, 34-36 che definisce gli Ignavi:

‘[…] Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ’nfamia e sanza lodo.’

Del resto, a nessuno di voi piacerebbe, spero, venire narrato con l’ignavia del ‘botolino’ narrato e narrante (vedi ‘I diritti umani e la fogna’, Think!, martedì 2 settembre). ”

Questa circolare era preparata da almeno due articoli che ho appena scritto per una tale nuova narrativa, Think! www.giacomocontri.it:

Muro di quadri e nuova terra (martedì 7 ottobre)

Quadri fissati al muro (lunedì 6 ottobre).

Tutto deve ripartire dal segno di un nuovo legame sociale:
cioè dal fatto che ciò che l’analista dice, casi o non casi, se lo dice adeguatamente lo fa sempre su pubblica piazza, senza confessionale, grata, e in fondo senza neppure le quattro pareti (ho sempre detto che la psicoanalisi è agorafilica):
un dire sottomesso all’intelligibilità di tutti, e al giudizio di tutti (tra i quali potrebbe essere presente il “paziente” di cui parla).

L’ignavia è non saperlo come ignoranza imputabile:
o anche, è ignavia il parlare “tra psicoanalisti”, in gruppo, o dialetto, come “tra preti”.

Ho già riferito il latinorum scherzoso dei preti cattolici d’altri tempi (ancora nella mia infanzia):
Inter nos sacerdos no se ghe badamus”:
quindici anni fa ho scritto “Il pensiero di natura” per porre termine a “Inter nos psycanaliticos”.

Milano, 8 ottobre 2008

 

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