GIORNALISMO: UNIVERSITÀ

Un giornale di ieri titolava “Il funerale dell’Università”, ossia  che è morta:
è una notizia poco giornalistica perché poco giornaliera, poco ag-giornata, poiché è in ritardo di almeno quarant’anni:
infatti, non è esatto dire che il famoso ’68 l’ha uccisa, perché invece l’ha seppellita senza rendersi conto della propria funzione di becchino.

Vorrei che i giornalisti si sveltissero, aggiornassero, giornalistizzassero:
era un’Università nata malata di SLA già molti secoli prima, tenuta in vita con accanimento terapeutico, e un bel giorno estinta ma senza certificato di morte.

Nelle Istituzioni del Pensiero l’eutanasia, o il semplice camposanto, non funziona.

La mia critica del ’68 è che non si rendevano conto, volevano far rivivere il caro estinto:
e in ciò il becchino mancava di professionalità, perché a un professionista par suo del caro estinto non importa nulla, salvo professionistico ipocrita rispetto:
un rispetto non necessario nel caso dell’Università, in mancanza di parenti stretti.

Come vorrei che il Fantasma dell’Università, un Oggetto ideale cioè imperativo tra altri
– come l’Oggetto ideale “Amore”, “Bene”, “Dio”, “Capo” e molti altri già elencati –
diventasse un meraviglioso fantasma da castello scozzese, un giocattolo buono per spaventare i bambini.

Però si può pensare un’Idea di Università, come dire un’Idea di salute intellettuale.

Milano, 31 ottobre 2008

 

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