UN COPERNICANO FACILE

Sabato domenica 6-7 settembre 2008
in anno 151 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Su amore e innamoramento, pulsioni, sessi
OSF passim

Chi è uno psicoanalista?, e prima ancora un Amico del pensiero:
alla prima domanda continuo a dare una risposta logica non compresa:
è quell’Amico del pensiero che dedica una parte del suo tempo, in veste professionale, ad applicare l’Amicizia del pensiero al pensiero malridotto nella psicopatologia (a partire dalla nevrosi).

Ma c’è un modo più pratico, quotidiano, aforistico, per dirlo (l’Amico, poi lo psicoanalista):
è un copernicano facile.

Oggi siamo sì tutti copernicani, almeno perché sappiamo che il sole non gira intorno alla terra, che la terra non sta al centro di niente, e altre informazioni, tra le quali che “Dio”, se anche abitasse
– e se fosse “Signore” o “Sovrano” non potrebbe non abitare -,
non abiterebbe in un aldilà fisico che non sta da nessuna parte
(che sia aldilà delle galassie?, e tutti gli altri giochini teologici per Speculativi infantili di ogni tempo).

“Copernicano” significa una buona notizia:
quella dell’insensatezza dell’universo fisico:
che è una buona notizia perché rende la questione del senso una questione finalmente seria, aldilà di quando credevamo infantilmente che il senso sia servito, nell’universo fisico, come la pappa.

A fronte della questione del senso in quanto umana e solo umana, supplementare alla natura
– il senso è solo quello del moto del corpo umano: ecco il pensiero de natura, legislativo della natura -,
l’affanno recente per un “disegno intelligente” è come mendicare monetine.

Siamo copernicani sì ma non facili, restiamo in difficoltà non solo quanto al senso (vedi sopra: infantilismo o spiccioli), ma anche nella lingua quotidiana:
infatti continuiamo a dire che il sole “sorge” e “tramonta” anche se ciò è semplicemente ridicolo:
ma se tentassimo di parlare diversamente diventeremmo incomprensibili, o verremmo presi per degli insopportabili pedanti:
insomma, ecco un sapere almeno parzialmente inefficace, impotente (ma a ben vedere, qualcuno conosce un sapere che non lo sia?):
ma fino a dire che “sorge” e “tramonta”, non ho obiezioni, la tolleranza linguistica è importante, salvo quel filo di comicità che provo quando uso queste parole:
accetto di essere un copernicano difficile.

Ma come Amico del pensiero, freudiano, psicoanalista, divento un copernicano facile:
infatti la rivoluzione fisica copernicana impallidisce a paragone di quella per cui l’innamoramento non è più confondibile, neppure lessicalmente, con l’amore; di quella per cui è perfino ridicolo, nonché falso, parlare di “istinti” umani; di quella per cui “sessual-ità” designa soltanto un delirio corrente sui sessi (mi fermo, ma la serie è impensatamente lunga).

A differenza dalla vecchia rivoluzione copernicana, che mi lascia in difficoltà nel dire ancora “sorge” e “tramonta”, la nuova rivoluzione, a partire da Freud, mi rende facile la lingua, rinnovandola quanto a amore, moti, sessi (e quant’altro):
mi rende facile ciò che per i più resta difficile, ma solo perché non passano a prediligere il facile, la nuova, anzi definitiva, rivoluzione copernicana (la “rivoluzione copernicana” va ribattuta sulla nuova).

Milano, 6-7 settembre 2008

 

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