MONTALE E IL PROFESSORE (II). IL SESSO E IL SASSO

Rincaro il Montale di ieri, perché è lui stesso a rincarare, con il Montale di oggi.

Questa seconda poesia di E. Montale [*] è intitolata “Il professore”:

Il professore ignora
se è supplente o aggregato
o è associato a tempo pieno o vuoto
o in toto esposto al vilipendio
o espettorato deputato con
doppio stipendio.
Il professore ha i capelli grigi,
non può cambiare mestiere.
Se a notte tutti i gatti sono bigi
meglio che la riforma
si faccia e poi si dorma.

Converrebbe chiedersi com’è che Montale si è tanto speso a individuare “Il Professore”, una tipologia:
escludo che si trattasse di qualche ruggine personale, meno ancora dell’opposizione poesia/pedanteria:
un vero poeta è pedante fino alle virgole o peggio:
volesse il cielo che il Professore lo imitasse nella sua prosa solitamente stravaccata (vedi poesia precedente).

Ma i professori continueranno a chiamarsi così, come la torta di mele, e non è il caso di perdersi in una riforma lessicale:
“Il Professore” nasceva millenni fa quando tale parola ancora non esisteva (e non è affatto una brutta parola, da “professare”):
anche lui ha la faccia da prete (“Faccia da prete”, 12 settembre):
fa coppia con il clergy-man, ed è incompatibile con la fede quando (ma quando?) questa parola ha significato e senso.

Pensi il lettore.

Un piccolo aiuto, “per intenderci” (cosa che non succede mai):
non c’è niente di più ridicolo del Prof. di sessuologia, si meriterebbe anche lui le Walchirie di Adorno:
perché i bambini sono già competenti in materia, con notevole investimento intellettuale, e se non lo sembrano è perché hanno rimosso grazie al Professore di famiglia su Cattedra domestica:
una mia battutaccia del passato era che il Professore è uno che confonde il sesso col sasso (già Platone & Company, la “Scuola di Atene”):
iniziavo a scoprire il “Professore” nel mio “SanVoltaire” (Guaraldi, 1994, p. 46), un articolo del quale era intitolato “Il sesso, il sasso, il Professore”, in cui figurava come primo Professore incompetente I. Kant.

Ho sentito bambini scherzare sulle loro lezioni di sessuologia:
le loro battute impietose erano edificanti davvero:
in fondo dicevano che non c’è sessuo-logia:
manca poco a concludere che non c’è teo-logia (vizio tipico del Professore, che non professa affatto: professare, che bassezza!).

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[*] “Tutte le poesie”, Meridiani, Mondadori 1977, p. 845.

Milano, 18 settembre 2008

 

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