CHI MI VUOLE BENE?

In questa domanda e frase c’è un pronome di troppo, “mi”, che una volta fissato precluderà con la sua anticipazione il bene, come in un concorso che dichiarasse scaduti i suoi termini nel momento stesso in cui viene bandito:
“precludere” significa “troppo tardi”, cioè l’idea psicotica di eternità o non-tempo, in cui con il pretesto dell’imperfezione del divenire viene tolta la perfezione dell’accadere che richiede due tempi (almeno).

Il bambino, quando gli va bene cioè non inizia dall’autismo precoce, ha esperienze, in misura maggiore o minore, di venire trattato bene, foss’anche le più banali;
ha anche modo di osservare, episodicamente, che altri (non i soli genitori) vogliono-bene, cioè sanno trattare i loro affari, quale che ne sia il contenuto (e in ogni caso non ha interesse a esserne critico), indipendentemente da lui;
sa anche osservare se non gli vogliono male, ossia se sono in-nocenti.

Ma se “gli vogliono bene” entra in scacco, perché si è imposto e installato un presupposto, un’Idea di “volermi bene” sovrimposta a e confusa con le sue competenti osservazioni di buoni, o non buoni, trattamenti:
l’espressione “stato confusionale” è adeguata.

Senza “mi” la vita sarà amica anche solo perché, in caso di eventi ostili, questi saranno riconoscibili e elaborabili senza stato confusionale, ossia senza privazione del proprio pensiero come difesa efficace.

Con linguaggio freudiano, “l’ombra dell’Oggetto – Idea, presupposto – è caduta sull’io”.

Gli è precluso, insieme al pensiero del bene, il pensiero dell’amore:
ed è facile riconoscere che, a proposito di questo, lo stato dell’umanità era e resta confusionale:
la guarigione resta impensabile.

Chi mi vuole bene mi vuole male, anzitutto perché mi priva della facoltà di giudizio sul trattamento;
e vuole-male, perché anche lui è confusionale nel suo volere.

Fissato al presupposto, incatenato, uno è prigioniero nella caverna di Platone

La preclusione psicotica è stata annotata da J. Lacan:
ma resta tutto da dirne nella sua relazione con il “Nome del Padre”, a tutt’oggi inesplicato.

Milano, 25 settembre 2008

 

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