SABBATICO

Sabato domenica 28-29 giugno 2008
in anno 151 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Discorso ai Membri della Associazione B’nai-B’rith
OSF 10

Non prenderei mai un “anno sabbatico”, idea che è un distillato del “discorso universitario” bene individuato da J. Lacan.

Io sono sabbatico tutti i giorni, e come tutti perché dormo, sogno e alcune altre cose ancora, ma non basta:
lo sono come psicoanalista, e non desidero dilungare il perché.

“Sabbatico” non significa non-lavoro, ma una distinzione tra lavori:
mi risulta che sia questa l’idea ebraica di “sabato” quanto al lavoro (non ai riti).

Ho così una nuova occasione per distinguere tra psicoanalisi e medicina:
come medico ebreo osservante dovrei non fare il medico di sabato, mentre come psicoanalista posso farlo senza contravvenire.

Ci voleva proprio un Ebreo per inventare un lavoro (retribuito) sabbatico.

Grazie a Freud sono Ebreo anch’io, non solo sotto questo aspetto:
sono un Ebreo non ellenizzante (l’ho già detto, “Mosè, Gesù, Freud”).

Si aprirebbe qui una disputa sulla distinzione tra condizione necessaria e sufficiente
(un istante fa ho commesso un buon lapsus:
avevo scritto “soddisfacente” invece che “sufficiente”, ce ne corre!)

[Aggiungo un complemento all’articolo precedente, “Vengo-anch-io-no-tu-no”, per completare la serie delle espressioni linguistiche della nevrosi ossessiva:
vengo, ma agisco in modo che tu non possa venire:
infine, è sempre “aspettami, io non vengo.]

Milano, 28-29 giugno 2008

 

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