DISPREZZO O IMPUTAZIONE. LA PACE

[L’analista non disprezza. Impostava questo argomento Maria Delia Contri nel recente Seminario di “Il Lavoro Psicoanalitico”, venerdì 9 maggio, e in quel contesto io lo raccoglievo. Qui mi limito a riferire un condensatissimo supplemento inviatomi dalla medesima.]

L’analista, e comunque il guarito, deve essere in grado di fare a meno dell’affetto della noia, dell’angoscia, del fastidio, dei quali non ci deve sfuggire che sono azioni.

Infatti la noia annoia, l’angoscia angoscia, il fastidio infastidisce, ossia disprezzano l’altro come partner di lavoro e profitto, lo aggrediscono.

Questi affetti sostituiscono il giudizio, emergono al posto del giudizio rimosso, sempre differito, mancato.

Come analista, perché non disprezzo affatto il paziente, non lo aggredisco sia pure silenziosamente, anche quando taccio a lungo?

É per il fatto che con qualcuno che non mi fa pensare a niente, ossia non mi mette in moto a mia volta e quindi non c’è profitto, e per questo mi annoia, io non passo a un simmetrico disprezzo, che soppianta il giudizio, bensì al giudizio stesso:
che non sta lavorando-producendo a titolo proprio.

Del resto era una lezione già di J. Lacan, quando diceva che l’analista deve premiare la “parola piena” e sanzionare la “parola vuota” che circola tra persone come moneta sdrucita.

O come l’idée reçue di G. Flaubert, che presuppone la Teoria o l’Ideale nel loro disprezzo istituzionale per il lavoro.

[La serie precedente può continuare: la depressione deprime, la melanconia melanconizza, …

Mantengo un’idea non recente, che la guarigione non è passaggio all’an-affettività di affetti congelati.

C’è un’importante parola che riservo per un affetto nuovo e di tutt’altro segno, che è la parola “pace”:
designa anch’essa un’azione, quella di pacificare come generare rapporti in quanto produttivi-lucrativi.

Allora la pace è un affetto – individuale come tutti – politico.

Ne annoto la rarità, il che la dice lunga sui rapporti “civili”.

La pace ha pochissimo a che vedere con le buone maniere o il politically correct, che sono solo formazioni reattive, e non che io preferisca le maniere cattive o la scorrettezza politica.

Il giudizio di M. D. C. non disprezza né aggredisce ma imputa la nevrosi:
imputare fa pace, e salute.]

Milano, 22 maggio 2008

 

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