LEX NON FACIT SALTUS

Precede l’articolo di ieri (“L’eccezione fa la regola”).

Non farò una lezione sulla frase, assioma, poi adagio, “natura non facit saltus”, risalente a G. W. v Leibniz (1646-1716), ma con questa esatta formulazione in Linneo (Carl Nilsson Linnaeus, poi Carl von Linné, 1707-78), come principio fatto risalire fino a Aristotele, Zenone, Pitagora:
questo per la scolastica minima.

Ma ho scritto questo principio non per la natura bensì per la legge.

É anche la mia definizione del “principio di piacere” freudiano, che trova nel “principio di realtà” una semplice, anzi non-semplice, riedizione nonché riformulazione.

É solo un altro modo per dire ciò che dico di legge, diritto, pensiero (attivo de natura), ordine giuridico del linguaggio.

Nell’uomo la natura (del corpo) farebbe un salto… mortale senza attività legislativa individuale.

Qui non voglio riprendere tutto da capo, meno ancora fare lezione, ma osservare che questa nuova formulazione è il sapere  acquisito da chi faccia un’analisi con profitto
– ma non necessariamente facendo un’analisi, il che penso senza speranza -:
ossia che anche ogni psicopatologia fa legge, assicura l’assenza di salti nella legge (di moto):
questo sapere era già disponibile, ma negato con tenacia.

La Scienza della psicopatologia è la scienza della competenza individuale
– competenza negata –
nel formare leggi in “lex non facit saltus”:
ogni forma psicopatologica ha la sua attività formativa di essa.

Questa verità non è meno ingente in politica, ossia la vita associata di alti numeri di persone retta da leggi:
i salti, buchi quando non voragini e anche contraddizioni della politica, sono colmati dalle legislazioni individuali, per lo più patologiche.

Ho appena esteso il concetto di “contribuente”, per lo più inconsapevole di essere un contribuente legale
– anche a suo danno –
prima che fiscale.

Pochissimi si rendono conto di quanto sono legislatori al livello più generale, a partire dalla legislazione del proprio corpo.

Milano, 14 luglio 2008

 

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