CLAUSURA

[Una rivista (cattolica) mi chiede un articolo sulla clausura: l’ho scritto di getto, ma non so se mi pubblicheranno. In ogni caso lo pubblico qui.]

Clausura?:
fa acqua da tutte le parti, sbarre o non sbarre, ed è il bello della clausura:
senza di che sarebbe meglio… chiuderla,
ma non la penso come Lutero, che l’ha chiusa.

Se avessi un’Azienda promettente, rapirei una monaca per farla Amministratore Delegato, non per fare famiglia (come ha fatto Lutero).

Non fidatevi delle monache, soprattutto se di clausura:
racchiudono spesso una donna mannara, che è la specie di donne per cui vado pazzo.

Negli anni ’70 ne avevo una, cui ho dedicato in greco moderno il mio primo libro (1977), μονή σμαράγδι o monastero di smeraldo (eravamo in Grecia):
sono stato a un pelo da strangolarla, perché anch’io sono mannaro, ma ancora oggi la adoro.

Non mi piacciono le donne perbene, a parte che non esistono.

E non venitemi a dire che la Madonna era una donna perbene:
a dodici anni si è fatta mettere incinta, così!, non in regola:
d’accordo che era da Dio, ma certe cose non si fanno, con l’aggravante di neanche chiedere il permesso (dei genitori o dei saggi):
insomma convengo.

Neanche il figlio era perbene (“la spada non la pace”):
tutto sua madre!:
se fossi perbenista
– cioè greco: gli ebrei non sono mai stati perbene, donde l’antisemitismo tradizionale –
dovrei giustiziarlo anch’io.

Caterina da Siena era un’isterica doc (ricordate “La santa anoressia”?), ma ciò che dico (“fa acqua”) l’aveva capito, tanto da movimentare Papi, Italiani, Europei, ossia l’universo:
non era provinciale cioè tutta isterica.

Fa acqua?:
sì perché c’è affinità tra chiostro e eremo (io sono un eremita):
cos’è eremo? (portato al suo estremo logico):
è la stanza di uno, magari una suite del Waldorf-Astoria o un castello:
castellano amo castellane.

É una stanza che non vale per il suo contenuto ma per le sue due uscite:
una per girare l’universo
– la meditazione ha questa potenza logica, lo sanno anche i monaci tibetani -,
l’altra per incontrare altri eremiti secondo una regola:
la “carità”, regola dell’eremita, sta nel riversare in questo incontro i frutti dell’avere girato l’universo.

Chiostro, eremo, non è ritiro (anche se la storia mi dà largamente torto):
è una piazza, agorafilia non claustrofilia.

Non nomino le mie Amiche claustrali, alle quali sto qui scrivendo:
leggendomi si divertiranno, confermate nel mio amore da questa lettera d’amore.

Sono stufo dei cretini che mi domandano:
e il sesso?

Penso che Freud, con cui parlo, si compiaccia di ciò che scrivo.

Milano, 17 luglio 2008

 

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