VENGO-ANCH’IO-NO-TU-NO

Tutti conoscono questo E. Iannacci, 1967:
lo ho soltanto trasformato in una sola battuta, anzi nella battuta di uno solo e da solo
– come si dice: “Quello è uno che fa tutto da solo!” –
quelle che sembrano, socialmente, due battute distinte:
una sola frase anticipa la frase di un altro vanificandola nella predizione.

Ne ho già caratterizzato la nevrosi quando è ossessiva:
“Aspettami, agirò in modo che tu non possa venire”, “Vengo, agirò in modo da non poter venire”, “Vengo, agisco in modo che tu mi proibisca di venire”:
variante della nevrosi primaria, isterica:
“Aspettami, io non vengo”:
in ambedue i casi, è la Teoria che fa tutto da sola (la Teoria è la negazione del rapporto).

Nella stanza d’attesa del mio Studio ci sono dei posacenere, per di più visibilmente vissuti, chiaro indizio che non proibisco di fumare:
ma è accaduto che qualcuno mi domandasse il permesso di fumare:
logicamente gliel’ho negato.

La seduta che è seguita è stata un po’ burrascosa (in questi casi reggo e replico impavidamente):
fino al riconoscimento della verità (giuridica) che non si domanda permesso quando non c’è proibizione espressa:
quando il permesso è a portata di mano, non può venire conferito
(non c’è Laurea in permesso, in assenza di proibizione espressa).

Lo stesso è accaduto per il permesso di consultare i miei libri, che sono lì patentemente a disposizione (la mia stanza d’attesa è una parte della mia biblioteca).

Ma è anzitutto l’analisi ad avere una regola che batte in anticipo il domandare permesso:
di pensare.

La domanda di permesso in assenza di proibizione espressa contiene una contraddizione, ben reale (“No tu no”, interno alla battuta del solo).

Poi, esiste anche l’estremo opposto, e solamente opposto, e solitariamente opposto:
quello che dall’indiscrezione, passando per la pretesa, arriva alla violenza.

Il nostro mondo mi sembra largamente descritto da questi due opposti.

Milano, 27 giugno 2008

 

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