NESSUNA SPERANZA

Sulla prima pagina di un Quotidiano (La Repubblica, sabato 28 giugno) compaiono due notizie distinte che io collego:
“Mercati e economia a rischio”,
“Il crepuscolo del diritto”.

Le collego:
non c’è da avere nessuna speranza in ambedue i casi,
ma questa non è una cattiva notizia, piuttosto un’indicazione:
quella di non attendere più nulla dal Governo, meno ancora da un Capo, quanto a economia e diritto, né dalla Storia:
una tale attesa o speranza è spesso designata dall’espressione “avere diritto”, illusione per poveri che non designa altro che un vuoto di pensiero, cosa appunto da poveri:
non è una cattiva notizia, ma l’indicazione di ricominciare da un’altra parte.

Da un’altra parte, non quella del cattivo “buon popolo”, quello che “spera” dal Governo, dal Capo (non è affatto la stessa cosa), oppure che “poveri ma belli”:
ecco il “populismo”, antico, non solo di destra:
i poveri sono sempre brutti.

Quanto all’Italia, questa come spesso è soltanto antesignana:
le attuali manifestazioni del Governo non sono segni di prepotenza ma di impotenza, per l’occasione abbigliate di prepotenza perché “non sia mai detto!”

A ciò che dico era già arrivato, almeno duemilasettecento anni fa, il mito greco (Esiodo) con il mito di Pandora, che riassumo all’osso per non dire ossame scheletrico:
tra Zeus e Prometeo le cose sono andate come sono andate, sta di fatto che Pandora
– donna stupida, malvagia, pigra, quanto bella, secondo una larghissima opinione popolare anche femminile -,
avendo ricevuto il vaso di Prometeo contenente tutti i Mali dell’umanità
– vecchiaia, fatica, malattia, pazzia, vizio, passione –
e avendolo aperto invadendone così l’umanità stessa,
ha invaso l’umanità anche dell’ultimo “dono” prometeico, la speranza, ultimo inganno per evitare che l’umanità si suicidasse in massa.

Parlo di come mantenere, nel linguaggio, la parola “speranza”:
è la questione cui apro come psicoanalista, senza dare speranza alcuna.

Contrario come sono al suicidio (lo era già Freud), scrivendo queste annotazioni perseguo un’altra via:
questa non ha molti Amici.

Della san(t)a sede individuale di diritto e economia
– che collego senza l’illusione poco speranzosa detta “speranza” –
parlo sempre:
da tempi più recenti parlo degli Amici di tale sede, rari ma non ho perso… speranza, neppure nel peggiore dei casi.

Milano, 30 giugno 2008

 

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