INSODDISFAZIONE: ATTUALITÀ E TRADIZIONE

L’occasione per dirlo mi è offerta da un lapsus:
– “Mia moglie” invece di “Mia madre”, detto da una figlia:
rammento che per fare un lapsus occorre facoltà (almeno di farlo).

Il senso di questo lapsus riguarda tutti, e riguarda questa figlia in quanto riguarda tutti:
la psicoanalisi è questo “in quanto”, senza il quale il lapsus non riguarderebbe neanche lei.

Nel lapsus (nel pensiero) la figlia ha funzione d’uomo:
notabene, non ho detto che ne occupa il posto, che è proprio quello che manca
– la distinzione tra posto e funzione decide della vita di tutti: oggi il mondo è sempre più funzionale, patologico -:
qui la funzione è quella dell’uomo, sì, ma in quanto insoddisfacente per essenza e a ogni effetto.

Dal lato della madre si tratta di isteria tanto ben definita, con chiarezza e semplicità, da J. Lacan, come il desiderio di avere il desiderio insoddisfatto,
che è un modello del desiderio che può ricoprire i secoli, che dico?, l’eternità, e proprio per questo l’eternità è a dir poco sospetta (già Omero lo diceva, vedi Achille a Ulisse nell’Odissea).

In questa relazione che tale non è (non c’è posto ma solo funzione), la madre agisce con la figlia come la moglie isterica con il marito:
che vuole dirigere magari nell’umiltà, per esempio facendosene la segretaria, con attenta supervisione sulle relazioni nonché attività di lui (ma la cattiva opinione che lei ha di lui è trasparente):
ecco la coppia madre-figlia, la madre-“amica”-“confidente”-“complice”, la gelosia circolante come tra uomo e donna:
no: come quella che si crede circolante tra uomo e donna, e Freud si è espresso in proposito
(come variante, sono noti casi di figlia che picchia la madre con cui convive: una copertura molto… virile, manifesta per chi vuole vedere).

Da parte della figlia è innamoramento da uomo, da uomo-funzione (= insoddisfazione):
innamoramento ben segnalato dall’assenza di critica, dall’immediata prontezza a ogni giustificazione, dalla “fedeltà” incrollabile.

C’è sempre una misura di delirio serpeggiante.

L’uomo, anche lui ha fatto la sua parte per entrare in… funzione:
è la parte da innamorato fisso, ossia continuando a non sapere a cosa serve un uomo (domanda che spingo avanti da tempo), e a credere nell’… origine del mondo (ne ho appena parlato), una credenza a paragone della quale tutte le altre si tingono di ragionevolezza.

Nella passata tradizione popolare
– ma bisognerebbe vigilare sull’associazione di queste due parole -,
questa coniugal-frigida funzione madre-figlia era quasi istituzionale:
infatti (nella mia infanzia ho avuto modo di conoscerne esempi), succedeva spesso che nelle famiglie numerose, anzitutto contadine, la figlia minore fosse predestinata a rimanere “zitella” per sovvenire alla madre con l’avanzare dell’età (oggi diremmo “badante”):
ma l’orribile parola “zitella” era orribile perché serviva da copertura alla verità anzidetta, il vero contenuto della predestinazione.

La figlia che ne viene a capo si fa interessante, nonché interessata, libera dalla banalità coatta della funzione.

Milano, 19 giugno 2008

 

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