AMORE O FALLIMENTO

Non scelgo i miei temi:
mi vengono da fuori di me, e da me come da fuori di me
– dico sempre che io sono una zucca vuota, ossia recipiente -:
e in ciò l’esperienza di psicoanalista mi privilegia, anzi no, semplicemente mi facilita (il privilegio precede, e non specializza).

Ho appena dato epilogo, sabato 21 giugno, al Corso annuale dello Studium Cartello, “Amore, imputabilità, tecnica”, proponendo una inedita e lungamente distillata definizione dell’amore:
l’amore è avere a cuore che un altro abbia a cuore il proprio pensierocioè senza omissione e censura:
le quali insieme formano la nostra realtà (vedi venerdì 20 giugno, “Realtà e reale”), che è esilio o preclusione dell’amore, e del reale.

Non aggiungo una sola parola vuoi dimostrativa vuoi contestuale, che sarebbe la milleunesima delle mille già dette.

Include e/ma supera la tolleranza:
che in ogni caso è più e altro che la sopportazione.

L’amore che noiosamente da millenni e oggi stesso conosciamo in forma di menzogna
– l’“amore” detto innamoramento, narcisistico o psicotico, e l’“amore” oblativo-sacrificale o ossessivo-nevrotico –
ha un nome molto noto:
fallimento.

L’amore che ho detto non fallisce.

Rinvio al recente “Amore e economia” (martedì 17 giugno).

Provate a immaginare (cosa impossibile) una Cultura che non “giochi” più alle due menzogne sull’amore.

Milano, 23 giugno 2008

 

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