UNA DONNA O: LA DONNA / L’ALTRA DONNA. E IL CANE

Dal medesimo sognatore-pensatore di ieri:
il sogno (ricordo che non è mai un “sogno”):
“Andavo in giro (o simile espressione) con una donna”.

Questo il contenuto proprio del sogno, ottenuto depurandolo da un’interpolazione narrativa:
“Andavo in giro con un’altra donna”.

Infatti era un’interpolazione indebita:
dovuta solo per obbedienza alla dubbia sistematica moral-coscienziale di un dubbio risveglio, perché nulla del sogno connotava quella donna come un’altra rispetto a una.

“Un’altra” designa non una donna – ecco l’errore generale – bensì una classificazione presupposta al pensiero
– La / un’altra, o le altre -,
il quale, se libero da presupposti, concepirebbe solo una donna:
e ciò quand’anche avesse un harem di mille come Salomone:
perché Salomone, salvo che sia un imbecille, non sottosta né alla classificazione né alla serie, che poi è solo la moltiplicazione dell’“altra donna”.

Allorché quegli omaccioni di un tempo, ancora presente, dicevano che le donne sono “tutte delle p…”, denominavano le donne come moltiplicazione dell’altra, a eccezione assoluta di una “prima”:
chiamiamola “archetipo”:
ora, con un archetipo né si fa l’amore né si va in giro:
l’archetipo prende-in-giro (A. Schopenhauer diceva “zimbelli”).

“La Donna”, l’archetipo dei secoli, prende in giro non solo gli uomini ma anche le donne, e i bambini, e con grande danno le madri, che si lasciano imbalsamare nel sarcofago separato (i cimiteri sono separati) “La Donna” o “La Madre” (Oggetto o Ideale, cose già dette):
avrebbero dovuto inventare il Movimento di Liberazione da “La Donna”, anche per la liberazione degli uomini,
che proprio in ciò potrebbero servire a qualcosa (ma la dura cervice maschile è proprio dura).

Si tratta sempre di divisione del pensiero (La/l’altra, La/le), o di pensiero-servo:
come sempre e da sempre il pensiero ha pochissimi Amici.

La sposa del sognatore potrebbe desiderare solo la prima versione del sogno, non quella interpolata.

Come si vede, il sogno veglia, non dorme:
fino a oggi la coscienza non si è svegliata.

O peggio, perché in tanti casi si è svegliata male, molto male,
dunque fino a nuovo Ordine:
non svegliare il can che dorme.

Milano, 16 maggio 2008

 

THINK!

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