“SEI INGRASSATO!”

In sé la grammatica è innocente nelle sue coniugazioni:
“Io sono-tu sei-egli è ingrassato” (al maschile ma anche al femminile):
ma in certi casi la grammatica viene trascesa, e allora val più della pratica (conoscete la citazione?), in questo caso la variazione di peso,
e allora passa dalla pratica al destino pre-scritto, e qui comincia l’immorale questione morale (questa volta nel caso dell’obesità) dell’amore corrotto.

La prima e unica volta, da molto giovane, che mi è capitato di sentirmelo dire
– peraltro essendo ancora sottile come un’acciuga , e ricordo il luogo, l’anno, il mese se non proprio il giorno –
avrei potuto uccidere, con mano arrestata da paralisi psichica o scrupolo.

Lo scrupolo sostituisce il giudizio imputativo,
l’unico che eviti il passaggio all’omicidio, quello che è d’obbligo con o senza scrupolo
– lo scrupolo se ne trattiene soltanto, lo scrupolo “superato” non se ne trattiene più -:
solo la virtù è senza scrupoli.

La casistica dell’“ingrassato” è vasta, ognuno trovi la propria fattispecie (ce n’è per un trattato).

In generale, la matrice di questo reato verbale sta in un immorale presupposto morale:
obeso o handicappato che tu sia, comunque “E’ fatta”, “Ti amo lo stesso” (mamma-bambino fa da prototipo):
ingrassato, handicappato, autistico, malato, sfortunato, nessuno ti ama ma io sì,
insieme alla variante dalla parte opposta “Mi amerai lo stesso”, che chiude la trappola dell’amore, o meglio dell’amore corrotto in trappola (sadismo, tanto oblativo o “formazione reattiva”).

Caso particolare:
l’obesità flagrante, caso inatteso di esibizionismo
– s’ode a destra uno squillo di tromba (esibizionismo), a sinistra risponde uno squillo (sadismo), destra e sinistra intercambiabili –
è la trasposizione generazionale di “Ti amo lo stesso!” in “Mi amerai lo stesso!”:
l’anoressia sub-acciuga cambia latitudine, non sistema geografico.

Dio ama tutti “lo stesso”?, un bel porcaccione!

Per fortuna il Vangelo contesta il punto di vista, e basta che uno non abbia la cravatta, o la tunica, per buttarlo fuori (“dove è pianto e stridor di denti”):
finalmente, se esistesse, una persona seria!

Milano, 21 maggio 2008

 

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