MOVIMENTO DI LIBERAZIONE DELLA (MA)DONNA

Sabato domenica 17-18 maggio 2008
in anno 151 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Il tabù della verginità
OSF 6

Ci vorrebbe un Movimento di Liberazione della (Ma)donna,
anche a liberazione di tutti dopo una ventina di secoli.

Per procedere bastano i testi presi alla lettera:

1. le parole della medesima (Luca 1, 34):
all’annuncio del prossimo concepimento da parte sua, replica “non conosco uomo” (άνδρα ου γιγνώσκω), ossia sa benissimo che cosa è “conoscere uomo” (la “conoscenza biblica”), e la freschezza della frase testimonia che non ha la minima obiezione al riguardo, come peraltro è detto poco prima (1, 27) dove è presentata con il verbo μνάομαι che significa aspirare alle nozze, pensare alle nozze, desiderare le nozze;

2. l’atteggiamento di Giuseppe promesso sposo della medesima (Matteo 1, 19):
lui, che sa bene di lei, la testimonia capacissima di conoscere uomo, tanto da volerla ripudiare, sapendola incinta, perché quell’uomo non era lui.

Quello della Madonna, una dodicenne al più, è il più celebre caso di incesto padre-figlia,
in cui l’incorporeità del padre designa l’assenza della causalità naturale a fondamento delle nozze, e perfino a loro premessa (e anche assenza della “concupiscenza” come il suo sostituto patologico, non come desiderio);
non ho peli sulla lingua (il timore delle parole discende dalla patologia) nel parlarne come di un “Edipo” sano (ma lo conosciamo soltanto malato o distrutto, come già nella tragedia di Sofocle):
“Edipo” e “incesto” (ricordando che “in-cesto” è una diffamazione) sono pensiero.

Questa donna non ha affatto il famigerato “desiderio di un figlio”
– già malato come desiderio di risarcimento per una mancanza delirata -,
bensì quello di dare un figlio al Padre, e questo cambia tutto, ed è in questi termini che si esprime Freud.

In questa donna, poi definita “sine labe originali concepta”, non c’è traccia di obiezione morale a “quello”, né di minorità morale di “quello”, ossia è “vergine” anche e proprio da una tale obiezione e minorità come ambedue labes:
una donna non è vergine se ha il tabù della verginità, e
– analogamente: ho già sostenuto questa analogia –
un uomo neanche.

Una donna così è veramente “benedetta tra le donne”, ossia modello per tutte, nuptae e nubendae,  proprio nella sua disposizione senza obiezione di principio.

Considero sostenibile quell’ortodossia per la quale successivamente non ha avuto altre nozze feconde:
purché sulla via del pensiero libero, quello per cui nulla “lo” causa e nulla “lo” proibisce:
è in questo che può esserci virgo senza tabù, e dunque anche senza risibili problemi imenei.

Stante poi l’episodio dei dodici anni del figlio, è anche chiaro che ha smesso di “fare la mamma” molto presto, diciamo poco dopo l’età dei pannolini:
quell’unica volta che ha fatto la mamma angosciata, il figlio ha subito e duramente provveduto a sanzionarla senza alcuna pietà filiale.

Per secoli abbiamo sostenuto la disastrosa versione di una Madonna-Madre:
ma dove abbiamo la testa?

Nella Madonna c’è già liberazione da La Donna-Madre:
anche a opera del figlio per una seconda volta, quella in cui (Luca 11, 27-28)

a una donna nella folla che con isterico entusiasmo grida:
“Beato il ventre che ti ha portato e il seno che hai succhiato”,
replica con un’altra dura scenata opponendo:
“Niente affatto, beati quelli che ascoltano la parola di Dio e ne hanno cura”.

Ecco un esempio di a cosa serve un uomo (qui: a fare s-mammare una donna):
ma chi mai lo è stato a sentire?

(Prima o poi farò i… conti anche con Giuseppe: anche lui dovrebbe venire de-diffamato).

Milano, 17-18 maggio 2008

 

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