CONVERSIONE AL TOTEMISMO

Mi sono convertito al Totemismo, o meglio non sapevo di esserlo già.

Circa la ragione, ne adduco ora solo due indizi testuali (intendo il testo freudiano) che riguardano ogni uomo nella nostra odierna Civiltà ritenuta avanzata, prima di un affondo che produrrò un’altra volta.

Sono due indizi della maturità del Totemismo, a paragone con quel “natìo borgo selvaggio”  con cui G. Leopardi designava il mondo intero a partire dal piccolo dettaglio di Recanati,
qui con riferimento ai bambini:

1° quanto al padre:
il figlio vi è “figlio di cento padri”, e come virtù non vizio e ingiuria:
infatti, annota Freud, un figlio lo è di tutti quegli uomini del clan che avrebbero potuto essere gli uomini di quella certa donna (poi madre):
che maturità morale! essere figli “non secondo la carne e il sangue”, e non perché ci sia da ridire su carne e sangue:
è ciò che dicevo vent’anni fa, ossia che il bambino più sano è quello che sa rivolgersi a cento sportelli, per esempio chiamando “papà” il genitore dell’amichetto nella cui casa si è recato per giocare, studiare, mangiare;
ecco la via migliore per il concetto di “Padre” (la Religione se ne è allontanata).

2° quanto alla madre, basta e abbonda la citazione di Freud, che ha dell’incredibile e insperabile:
“La riservatezza tra madre e figlio cresce con l’andar degli anni, e del resto procede prevalentemente dalla madre. Se essa porta al figlio qualcosa da mangiare, non glielo porge personalmente ma lo depone davanti a lui, non gli rivolge la parola in tono confidenziale e non gli si rivolge – secondo il nostro uso linguistico – con il ‘tu’, bensì con il ‘Lei’”:
che civiltà!, condotta sovrana contro l’inciviltà piccoloborghese di una confidenzialità imposta o carpita, e teorizzata per “natura” (duplice violenza).

In cauda venenum?, o niente affatto veleno?:
se il figlio avesse pensieri incestuosi verso la madre, li potrebbe avere solo verso la donna (quella del “Lei”), non verso la mamma (quella del “tu”):
il passaggio al “tu” non è, come tale, di buon augurio tra gli amanti, i quali, se lo reggono, è solo perché hanno superato anche questa prova;
l’astinenza tra paziente e analista (che normalmente non si danno del “tu”), non è consigliata nè dalla proibizione dell’incesto, né da una morale sessuale (la cosa resta non capita):
tra paziente e analista c’è just married dopo il passaggio al non causato né proibito, cioè la fine dell’analisi (just married non significa il “tu”).

La Psicoanalisi è il finale del totemismo, e senza passaggio per la Religione:
questa è stata l’errore istorico del Cristianesimo.

Milano, 20 maggio 2008

 

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