CHE SENSO IL SENSO

Non esiste una questione del senso:
quando sorge, è perché si è stati ingannati, o si è ingannatori (ma l’ingannatore, a sua volta, è un ingannato che è passato a militare l’inganno).

Un esempio per tutti:
l’anoressia è il caso dell’esser caduti nell’inganno della questione sovraimposta del senso del mangiare:
non meno ingannato è il buon’uomo che risponde che questo senso è la sopravvivenza biologica:
ambedue hanno avuto i loro ingannatori.

La “questione” del “senso della vita” è da talk-show televisivo, notoriamente dissennato:
apprendiamo così che il talk-show è cominciato ben prima dell’invenzione della televisione.

La parola “senso” mi è diventata accettabile e poi affermabile grazie a Freud, mano mano che lo spingevo verso il suo intrinseco senso:
quello del pensiero non diviso, non patologico, essendo egli partito dall’ubiquitaria scoperta del pensiero diviso o patologico:
ma non si è perso patologicamente nell’Ideale di un pensiero unito, bensì ha preso le mosse:
1. dall’esame delle condizioni che lo fanno diviso (patogenesi: anzitutto le condizioni che obbligano alla rimozione),
2. e delle condizioni positive che lo riabilitano come unito, la tecnica o norma psicoanalitica di non omissione e non sistematizzazione:
l’omissione lo divide, la sistematizzazione è l’Ideale stesso di unità che occulta la divisione a prezzo di tutte le contraddizioni,
ulteriormente occultate da tutti i puntelli correttivi, la cui messinscena è il Teatro del mondo come una comica, di cui non si può ridere perché è mantecata con tutte le pene:
risulta il patetico.

Il senso freudiano è senso del moto, come si dice One way o Senso unico:
tale senso è quello del moto-a-uomo come meta o profitto, al quale si perviene per correzione della divisione (del pensiero), o guarigione (dalla patologia), concepibile come caduta della bizzarra e insieme crudele necessità dell’angoscia (o della noia).

Tale senso era già inscritto – come un minerale da estrazione ma non o pochissimo estratto – nella “storia” biblica:
in cui “Dio” dà a sé stesso come senso, meta o profitto, la costituzione (non creazione) dell’uomo, e proprio per questo lo fa “a sua immagine e somiglianza”:
come uno che esporta dei capitali, per poi prendere domicilio nella sede del loro deposito.

Nella malandatissima storia di questo caso unico di senso, si narra (mi accontento qui del nocciolo razionale della narrazione) che c’è stato uno che, fattosi uomo tanto per cominciare, è stato poi rigenerato come tale (“resurrezione”), e non è finita qui, lo è rimasto “in saecula saeculorum” (“ascensione”) ossia come meta e profitto, senza angoscia né noia:
due proprietà, queste, in paragone alle quali onnipotenza e onniscienza sono bagattelle, al più utili come servomeccanismi,
due proprietà che non sono articoli di fede, anzi sono … incredibili!

Salvo eccezioni, Filosofia e Teologia si sono tagliate fuori da questo senso (ancora divisione del pensiero), la cui asserzione non riguarda, appunto, né fede né religione:
questa asserzione costituisce una Ragione, prepotentemente contrastata da un’avversa Ragione (ecco il conflitto).

Solo come un risvolto di ciò che dico, osservo come da ciò risulti che la storica disputa Ebrei-Cristiani resta oscura nel suo nocciolo razionale (contenzioso?).

Milano, 5 maggio 2008

 

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