ΛOΓΟΣ

Sabato domenica 3-4 maggio 2008
in anno 151 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Parola
OSF passim

Questa nota, breve il più possibile, sostituisce un libro, che non ho voglia di scrivere e che in fondo ho già scritto.

Quella parola ha già rotto molte teste per secoli:
vorrà dire parola, ragione, linguaggio, pensiero, discorso, retorica, logica … ?

Ho qui la felice occasione di dire bene di un Greco eminentissimo, Aristotele, proprio io che non sono un entusiasta del genere “Greco”:
qui Aristotele ha reso un notevole servizio (non sempre l’ha fatto):
ha detto che λόγος significa la lingua del vero cittadino, il πολίτης, quello della Città o πόλις, quella lingua la cui comunione rende uguali i cittadini, dunque una definizione della lingua come intrinsecamente politica (e infatti Aristotele ne parla nella “Politica”), senza i fumi mistici del “linguaggio interiore”.

L’avere o non avere tale lingua-λόγος distingue i veri cittadini da schiavi, stranieri, inferiori, provinciali… , – già cominciano i  problemi -, per continuare con donne, bambini, ignoranti, poveri, debili … :
insomma il pensiero democratico è nato in solido con i suoi problemi e le sue contraddizioni:
la serie deve contemplare anche il caso dei nemici, e la distinzione tra nemici e avversari, e quella tra nemici e dissenzienti.

Provo a riformulare, con il dubbio se Aristotele converrebbe:
λόγος è sapersi rivolgere a un intendere universale, comune in quanto universale quand’anche riconoscessimo che l’universo che conosciamo è solo un aggregato di province, ossia che il λόγος non è né dato né garantito:
del che si preoccupava Giovanni nel suo Prologo, dando il λόγος per dato e garantito nell’asserzione:
“già lì, in principio, il λόγος era”.

A Platone, il più greco dei Greci, ho sempre obiettato che il suo non è λόγος, e proprio nel momento in cui cerca di prescriverlo, dandolo per presupposto, con la sua Teoria, Idea, Verità, Conoscenza, Politica … :
ho anche già scritto che ce l’ho con la “Scuola di Atene” di Raffaello, fatta per catechizzare tutti all’esistenza del λόγος greco come verità di fede (ma non doveva servire come Ragione?)

Freud, preso nel suo livello più immediato, esclude che ci sia λόγος finché nella città e nella lingua vi sia rimozione, rinnegamento, pietra scartata o reiezione, provincia dello spirito, divisione del pensiero, patologia:
con un esempio primario, esclude che ci sia λόγος finché “innamoramento” sia lasciato significare “amore”.

Il punto d’arrivo di ciò che dico è che il λόγος greco è  diviso in partenza rispetto a ciò che può fare comunione di lingua:
l’imputabilità dell’atto, premiale prima che penale, a partire dall’atto linguistico
(si sa che promuovo un “Ordine giuridico del linguaggio”).

Quello dell’imputabilità non è certo un pensiero greco, semmai è cristiano su precedente ebraico:
le vostre parole siano o sì o no (giudizio).

Milano, 3-4 maggio 2008

 


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