SODDISFAZIONE, POLITICA, LOGICA

C’era quel vecchio western all’italiana “Dio perdona io no!”:
ma sì invece, li perdono anch’io (i politici), conoscendone l’imputabilità.

Per la brevità mi affido a due slogan politici:
“Non può esserci soddisfazione di uno senza soddisfazione di tutti”, J. Lacan, e “tutti” significa politica;
“Tutti per uno, uno per tutti”, A. Dumas (padre) che sapeva il fatto suo:
lo eleggo a motto della psicoanalisi (e non del pactum sceleris di un gruppo, di sbudellatori per l’occasione).

Non proseguo scrivendo un Trattato, aggiungo solo qualche appunto omettendo gli altri:
che pensare politicamente è pensare secondo soddisfazione:
dico secondo soddisfazione, come modalità del pensiero, prima che la soddisfazione, così come un logico dovrebbe pensare secondo logica prima che la logica (secondo me i logici detestano i lapsus, che gli insegnano la logica);
che un lapsus (o un sogno) è soddisfacente, per chi lo riconosce:
non potrei votare un politico che non riconosce i propri lapsus:
ma per fortuna sono incoerente, anzi compromissorio, altrimenti non voterei nessuno:
questo compromesso fa di me un politico, insieme al fatto che perdono i politici.

Milano, 1 aprile 2008

 

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