LA REGINA DI SABA, O DELLA SOVRANITÀ

Sono due sovrani, ma perché? dato che realtà e favola sono zeppe di reucci e reginette dalla sovranità perduta (definizione del “narcisismo”).
il racconto, mito, risponde (1 Re 10, 1-13).

Lei gli domanda un appuntamento, avendone onorevole presentazione dalle informazioni ricevute, e si presenta a sua volta:
l’incontro poi avviene ossia è effettivo, con unità di tempo luogo azione:
lo scambio di doni è già sovrano perché senza rapporto con il bisogno:
l’incontro è caleidoscopico nelle sue varianti e ricco nella non-obiezione (non-invidia) permanente che lo costella.

Le varianti sono esplicite e implicite, film e romanzo hanno campo libero:
ma nell’implicito c’è anche “quello”?, si sa come va nelle Mille e una notte, in cui “implicito” significa necessario, in questo caso necessità o causalità naturale.

Approdati al necessario, completiamone la casistica:
anche il proibito è un caso della necessità.

Ebbene, questo racconto ha una singolare castità, unica nel suo genere:
“quello” non compare, non compare né come causato né come proibito:
finalmente anche il proibito è giudicato non-casto, in-cestuoso.

Ma qui sbotto come sceneggiatore o romanziere, che devo scrivere?, per poi farlo rappresentare visivamente e acusticamente? (su schermo gli altri sensi non vengono bene),
“quello” ce lo metto o no?, o solo qualche allusione per Orsoline d’altri tempi?, o scene da buon film erotico con ovvia esclusione del porno? (non che il porno sia un gran che, ma si conviene che esso non conviene né ai principi né agli attori di rango),
ma poi siamo sicuri che il buon film del genere ha davvero successo nel genere “quello”?

Coerenza vorrebbe, poiché gli atti dei due partner sono tutti di onore reciproco ossia autorità che riconosce autorità, che se “quello” fosse sarebbe anch’esso un caso dell’onore, reso senza limiti all’altro nel suo corpo:
ma l’onore non è obbligato ossia non segue una lista preconcetta cioè obbligata.

E allora?:
ma per una volta “allora” non è il finale di un’inferenza, istigatoria o inibitoria:
tutto si svolge, quel che si svolge, tra il non causato e il non proibito, ossia in regime di non-obiezione.

Non è mai stata data questa definizione della sovranità, cui molti sovrani della storia aspirerebbero a uguagliarsi:
quella – di cui cerco di parlare da anni, ma del cui odierno perfezionamento sono debitore a Raffaella Colombo – che si produce quando nulla “lo” causa e nulla lo proibisce:
in questa definizione, “lo” designa ogni atto, non solo “quello”:
però “quello”, nel suo non essere causato né proibito, assume il posto d’onore tra tutti.

Nella non causazione e non proibizione, la sovranità rientra nei propri diritti contro la piccoloborghesia innaturale della “concupiscenza”.

La formula “nulla ‘lo’ … ” è la formula di una legislazione universale.

É anche la formula del libero arbitrio:
parlo del legame sociale tra liberi.

Milano, 17 aprile 2008

 

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