IL QUADRETERNO (BIS), LA GUERRA E LA MORTE

Completo l’articolo di ieri come capitolo di storia, e di storia contemporanea aggiornata a oggi.

Nell’elenco di fattori ininfluenti sul Quadreterno, o il dominio dell’Oggetto-obiezione, avevo omesso la guerra.

Nei secoli soprattutto moderni abbiamo sperato in essa, come pure in tempi più recenti nell’annullamento nucleare.

Quanto alla morte, non serve a niente, salvo a moltiplicare le puntate della penosa telenovela inquadrata:
viene da credere alla reincarnazione:
quante “reincarnazioni” ci vogliono per produrre uno psicotico?, una domanda già formulata con parole diverse, e con risposta:
il peggio, l’Oggetto della fissazione (non ce ne sono altri), se ne infischia della morte, e mima infernalmente l’asse ereditario (“Capirete quando sarò morta!”).

“Storia” significa soltanto che le impotenti carte del possibile, o della rotazione, sono state gettate, e il mazzo mi sembra oramai esaurito in saecula saeculorum:
non conterei troppo sul rimescolare il mazzo per ricominciare la partita:
questo è la psicoterapia, che non disprezzo affatto perché facciamo tutti il possibile, ossia poco a dir molto.

La psicoanalisi non è una nuova partita:
pretende di esserlo la melanconia, in cui non si gioca affatto.

Acquista senso una frase come:
“lasciate che i morti seppelliscano i loro morti”.

Milano, 24 aprile 2008

 

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