ULISSE, JOHN DOE E LE ELEZIONI

Che precursore è stato Omero!:
circa due millenni e mezzo fa ha inventato John Doe, il Signor Nessuno cioè Ulisse, che proprio come tale si presenta a un Polifemo ingenuamente onesto e, come non bastasse la violazione di domicilio, lo inganna, lo ubriaca, lo acceca, lo deruba, lo deride:
Ulisse è il Mito del b…do della storia:
la sua sola impresa riuscita è il cavallo di Troia, la vittoria sull’invincibile per mezzo dell’inganno furbesco, non un inganno qualsiasi ma quello che ha presa sulla stupidità non dello stupido ma dell’ingenuo.

L’Odissea, questione omerica a parte, è la seconda puntata logica:
è sempre un Nessuno quello che nell’angoscia non sa avere una donna e allora va in… giro (degna di nota è l’espressione popolare “prendere in giro”).

Ed è solo una terza puntata la leggenda medioevale-dantesca di un Ulisse che ancora lascia la donna per la fantasia frivolo-drammatica di un “folle volo” che non  sta da nessuna parte, senza un Domineddio tanto demente da perdere il suo tempo a proibire di andare aldilà (delle Colonne d’Ercole in questo caso), ossia da pensare che il serio stia aldilà:
il serio, il corpo, l’aldilà, sta qua (non nell’“aldiqua”):
se esistesse un successivo aldilà – al pensiero del quale non sono né intellettualmente insensibile, né teologicamente assatanato o angelicato -, sarebbe il medesimo, salvo una salus come guarigione dalla necessità logica della patologia:
la Logica non è ancora alla propria altezza perché ignora la pato-logica di quella metafisica che il corpo è:
anche la Metafisica non è mai stata alla propria altezza, perché il “cuore” ha una metafisica che la metafisica non intende.

Vengo alla campagna elettorale odierna dopo una serata televisiva, tra molte altre, con tanti attori di un eterno ritorno di John Doe:
questa volta sono riuscito a vedere che chi parlava non era Chi, era Nessuno, e lo dico con precisione descrittiva:
ognuno non era un Chi, bensì solo la sua differenza da ognuno degli altri, i discorsi erano differenti solo per differenza:
capisco i centocinquanta e più simboli presentati, differenti come i numeri, i colori, le maschere:
le due maggiori formazioni politiche hanno cura di differenziarsi quel che basta per rappresentare “democraticamente” le differenze di tutte le altre (la tendenza è a un John Doe globale).

Provo un singolare dispiacere nel vedere anche tante Jane Doe
– ho osservato, dapprima con curiosità, che tante belle della televisione, e anche del cinema, non mi “attizzano” in nessun senso, neppure “quello”, eppure so di non essere un insensibile -,
quasi quasi preferirei le isteriche dei bei tempi andati, se non fosse che è proprio l’isteria a portare all’indifferenza della differenza, John-Jane, più tradizionalmente azzurro e rosa.

Indifferente differenza è lo stesso pensiero del gender:
tutte le possibili differenze cioè astratte, senza… base empirica (che maniera di parlare!)

Non rinuncio alla serietà della parola “Politica”, ma vincolandola alla distinzione tra serio e seriale.

Milano, 7 marzo 2008

 

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