NON È VERO NIENTE

Sabato domenica 1-2 marzo 2008
in anno 151 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Il disagio della Civiltà
OSF

Due anni fa ho fatto visita a una Mostra milanese sulla Pop Art, al termine della quale ho desunto una formula che riassume (a mio giudizio, che mantengo) il senso d’insieme di tale Arte:
“Non è vero niente!”

Poche ore dopo avevo già trasferito, ma era ora!, il medesimo giudizio sull’insieme della prima Pop(ular) Art della storia, il “Barocco”:
che non è stato soltanto Arte, ma Filosofia, Teologia (“Teologia barocca”), Letteratura.

(Anche San Remo, oggi al 58° anno, è Barocco:
vi si canta che nell’amore non è vero niente, ma qui siamo già oltre, al Barocco eterno).

Inattesamente, avevo così tratto la principale conclusione delle mie indagini sul Barocco iniziate numerosi anni prima:
almeno al momento, sul Barocco preferisco queste poche righe a un libro.

“Non è vero niente” è il titolo dato da M. D. Contri al suo eccellente Testo introduttivo al Corso dello Studium Cartello di sabato 15 marzo p.v. (www.studiumcartello.it):
con speciale riferimento al barocco Pedro Calderòn de la Barca e al più barocco dei titoli e drammi, “La vita è sogno”.

É l’intera modernità che si è iscritta in questo motto, ed è la bizzarria delle bizzarrie il fatto che il Cattolicesimo, il massimo produttore mondiale di Barocco, si è iscritto in esso:
ma non aveva condannato il modernismo?

Tutto si muove per semblant – finzione, finta causa o meglio causa per finzione di causa, l’Oggetto come un’Istituzione del pensiero – concludeva J. Lacan con l’onnipresenza del suo “oggetto a”, semblant, ossia che non è vero niente:
peccato che lo abbia lasciato presente anche nel Discorso psicoanalitico, salvo poi postularne la “caduta” ma senza sapere come.

Tutto cominciava, precedenti a parte, una ventina di secoli fa sotto il nome “Docetismo” (da dokéin, sembrare, già il semblant), allora ufficialmente considerato l’eresia per eccellenza:
oggi esso rimane la forma più generale della Cultura, più oggi che venti secoli fa.

La Psicoanalisi(-Freud) è oggi la principale se non unica voce non docetista:
ciò perché in essa il vero è spostato anzi restituito:
1° al titolare del pensiero, 2° all’imputabilità,
ambedue bersagli dell’obiezione dell’Oggetto.

Milano, 1-2 marzo 2008

 

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