CHE OSSESSIONE LA FELICITÀ. E IL PAPA

“Che ossessione la felicità” sarebbe una diagnosi corretta, ma non è qui sostenuta come tale cioè come ossessione nevrotica (mi riferisco all’articolo di R. Bodei con tale titolo, Il Sole-24 ore, domenica 16 marzo):
è un’ossessione teorizzata filosoficamente da due millenni e mezzo:
mentre il problema non era la felicità bensì l’angoscia.

L’Idea di Eternità come “felice” sostituto del tempo dei saecula saeculorum, è solo il più antico ansiolitico ideo-logico, non chimico, contro l’angoscia in quanto legata al tempo:
non causata dal tempo bensì introdotta da un pensiero del tempo, un pensiero che la ha in programma (insieme alla noia):
l’Idea o Oggetto “eternità”, non risolve l’angoscia ma la iberna, la pietrifica nel delirio dell’abolizione del tempo:
i “beati” dell’iconografia bimillenaria cristiana sono degli angosciati, e senza soluzione perché gli è stato rubato il tempo utile a elaborare una soluzione all’angoscia del tempo:
è la perversione, angoscia pietrificata:
“l’Eterno” come nome di “Dio” ne fa l’Iniquo assoluto, l’ipostasi della perversione.

A San Paolo mancava solo una frase da associare a quell’altra:
“Dov’è o angoscia la tua vittoria?”

Ancora R. Bodei informa che Ireneo (II secolo d. C.) assegnava ai martiri il premio di un millennio di tempo in terra prima dell’eternità, cioè senza condanna immediata al successivo psicofarmaco detto “Eternità”:
Ireneo, senza dirlo troppo, rifiutava l’Eternità o “Dio” come Oggetto al-lucinante il pensiero, e quei mille anni erano l’ultima libera uscita prima del Panoptikon militare dell’Eternità
(segnalo un mio lapsus appena commesso: ho scritto “Patoptikon”, che definisco un lapsus da psicoanalista).

Nella prima metà dell’Ottocento gli Inglesi invadevano la Cina con l’oppio:
la loro operazione imperialistica e commerciale era anche teologica:
a modo loro erano dei missionari del Sommo Oggetto stupefacente:
del che il “Dio” di Abramo Isacco e Giacobbe – che è il mio per Ragione, vedi l’articolo precedente – non deve essere stato molto … felice.

Elaboriamo Idee come droghe ansiolitiche da millenni, e questa elaborazione è parte integrante e non accidentale della Storia della Filosofia.

L’ultimo numero di Micromega (febbraio 2008, Supplemento)  titola “Il Papa oscurantista”:
è un errore di diagnosi, non è un Papa Oscurantista ma un Papa angosciato (assume Eternità, che non è Dottrina):
ma io non sono Lutero:
il Papa è il Papa, il mio Papa,
e lo onoro in ogni caso, perché non dev’essere facile vivere reggendo duemila anni di angoscia:
ma Cristo non era angosciato, men che meno in attesa del supplizio:
paura sì, e questa distinzione è il minimo per un intelletto pregevole e sano.

Gioca a mio favore anche il fatto che di Papa ce n’è uno solo (trascuro qualche irrilevante anti-Papa):
curioso che nessuno abbia mai cercato di prenderne il posto:
intendo la Cattedra di Pietro non la Cattedra Universitaria, che è fin troppo facile prendergli e molti lo hanno già fatto:
ecco perché non praevalebunt.

Milano, 18 marzo 2008

 

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