ANCORA, O: NON C’É NIENTE DA FARE

Ancora elezioni politiche:
dopo quindici anni di governi in cui, dimostrabilmente, i governanti di coalizioni difformi avevano come unica e comune certezza politica, e come coerente linea di “fare”, proprio questa:
che non c’è niente da fare (qualcuno lo perfino ha detto tra le righe o in un lapsus politico).

É rimasta la linea, anche nella divergenza, celebrata dal titolo di W. Allen “Provaci ancora Sam”:
il quale Sam aveva come unica politica personale l’ancora cangiante del suo fallire coatto detto “fare”.

Nel mio lavoro, Sam troverebbe la chance della sua vita proprio dal farsi nuova edizione, a partire dal cessare la sua credenza, quella nel ripetere l’impotenza del suo ancora.

Gli schieramenti opposti si sono diversificati (a parte differenze di stomachevolezza) soltanto nella diversa amministrazione di questa impotenza, e nel trattare l’intera popolazione come altrettanti Sam che tanto più lo diventano, in quanto già lo erano, quanto più sono trattati ancora come tali.

C’è analogia con la pornografia, che proprio su “Provaci ancora Sam” si regge commercialmente:
“ancora!, ancora!:
non mi era mai capitato di spegnere la TV di fronte all’indecenza politica non sessuale delle odierne tribune politiche.

Schieramenti diversi nell’impotenza, identici nel disconoscimento di tale verità:
che, presa appunto come verità, non è più una cattiva notizia, anzi, almeno perché allude alla possibilità di interrompere la coazione.

Non è più una cattiva notizia, benché la sola idea di prenderla come verità sovverta molti pensieri, il pensiero stesso:
anche nella sua illusione che l’Aventino esista;
un’altra e opposta illusione di antica data, è che almeno la violenza risolva l’impotenza, mentre ne è soltanto una versione, collaudatissima:
già la Prima guerra mondiale, di cui siamo ancora oggi i discendenti, anche i giovanissimi.

Il Sam in seconda edizione andrebbe preso come modello politico.

Milano, 31 marzo 2008

 

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