NOTA SUL TERMINE DELL’ANALISI

C’è termine di un’analisi nel momento (logico-pratico) in cui cessa la subordinazione all’Oggetto in tutti i suoi avatara
– tale subordinazione continua rinforzata anche in chi dedicasse la sua vita alla loro critica pacata o violenta se non blasfema, o con l’umorismo nero, e perfino in chi con il matricidio o il parricidio togliesse di mezzo coloro che dell’Oggetto possono essere stati i supporti eventuali -,
per raccogliere come titolare i frutti del suo lavoro su materiali (di pensiero) elaborati come materie prime sottoposte al lavoro (non alla teoria) di un altro.

É il nucleo della formula semplificata:

S                           A

che è la personalità stessa del Pensiero di natura come elaborazione dei quattro articoli della “pulsione” freudiana.

Essa trascrive l’“amore di trasporto” freudiano (Űbertragungsliebe), meglio che “amore di traslazione” che va già meglio della ridicola parola “transfert”:
“trasporto” (di materiali, né oggetti né doni) designa l’amore affettivo e effettivo.

Rinvio all’opposizione oggetto / materia in “Istituzioni del pensiero”, 1° numero dell’omonima Rivista neonata dello Studium Cartello.

La raccolta di tali frutti, se è, è manifesta (percepita) e pubblica (agita).

Il prodursi di un tale momento è, secondo la mia osservazione pluridecennale, infrequente:
ma spesso ciò significa che c’è stata soltanto psicoterapia, nel che non trovo da ridire:
nel mio estremismo logico non troverei da ridire neppure se dovessi concludere che da un secolo in qua la storia della psicoanalisi ha registrato quasi solo psicoterapie (a condizione di lasciarsi istruire dal fatto).

Ma c’è anche un altro caso, più radicalmente istruttivo:
quello in cui l’analizzando non raccoglie assolutamente nulla:
in questo caso la precedente “belle indifférence” isterica ha  fatto carriera fino all’assunzione nel Cielo infernale dell’Oggetto, cioè con ricaduta assoluta nell’aldiqua del passaggio (l’ho chiamata “odio logico”).

Ma può anche succedere che uno passi a… – ma meglio: semplicemente “passi”, non conosco altri passaggi – a una vita quotidiana fatta di materia prima, rapporto, lavoro, conclusione(-soddisfazione):
per un tale soggetto la parola “analista” non basta più, ma se così è lo fa.

Milano, 25 febbraio 2008

 

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